Il bicentenario della provincia di Napoli

Ai primi dell’Ottocento, nell’ottica di riassetto e riammodernamento del Regno di Napoli, l’amministrazione napoleonica disegnò un sistema accentrato – tramite i ministeri – che creando spazi di potere distribuito sul territorio consentiva il controllo del centro sulle periferie. Quell’innovativo modello di gestione d’ispirazione francese portò all’istituzione, nel 1806, della Provincia di Napoli.
Per celebrare il bicentenario della sua istituzione, l’attuale governo ha pensato ad una “mostra documentario-iconografica” in cui venissero raccontati questi due secoli “della” e “nella” provincia, attraverso la cartografia, l’economia, l’architettura, la demografia e la cultura popolare.
All’allestimento di quest’ultima sezione ho partecipato anch’io come membro dell’equipe di ricerca di Lello Mazzacane.
Essere chiamati ad esporre le espressioni della cultura popolare rinnova una domanda cruciale: di cosa stiamo trattando? Da sempre si dibatte sul suo significato e, pur contestualizzando e storicizzando per circoscrivere “cosa”, “dove”, “quando” e “a che scala”, i confini socio-antropologici di un discorso sulla cultura popolare restano comunque incerti e labili.
In particolare, per quanto riguarda il caso della capitale del Mezzogiorno, c’è da considerare che per un bel tratto della sua storia vi si è concentrato nella sua spagnolesca spavalderia») di tutto: potere, ricchezza, fasto, bellezza, ma anche miseria, delinquenza, sporcizia, degrado Napoli era dunque, in modo contraddittorio, disordinato, disomogeneo, un universo»).
Pensare di poter allestire in una mostra questa complessità era francamente azzardato, per cui ci è sembrato interessante e praticabile esporre l’immagine, la rappresentazione che della cultura folklorica partenopea è stata fatta negli ultimi due secoli. E allora, attraverso una sorta di macchina teatrale abbiamo messo in scena dodici quinte su sei pannelli scorrevoli che il visitatore può combinare casualmente o secondo un ordine prefissato.
L’immagine popolare napoletana è un’invenzione spesso risoltasi in una stereotipizzazione di questa realtà, e una esposizione che la riguardi non può che partire dalla sua “cartolina”, dalla sua veduta più consueta: il Vesuvio che ne è baricentro e ritmo, un vulcano che è logo e location, simbolo di tutto e del suo contrario Gran parte della [popolazione della provincia di Napoli] affaccia sul mare, tutti, seppure da una prospettiva diversa, vedono e si riconoscono nel Vesuvio: direi che il Vesuvio è il loro totem»). Il viaggio – o, se si preferisce, il gioco – continua con lo sguardo dall’alto delle classi aristocratiche di quello che veniva rappresentato come popolo (che magari fosse stato così sorridente, pacifico, sereno, pulito come disegnato sulle ceramiche delle tavole da pranzo reali!), e prosegue con la devozione mariana (le cosiddette sette sorelle, di cui la più brutta se ne andò a Montevergine) e l’emigrazione vista attraverso le feste newyorkesi di San Gennaro e San Paolino. La seconda parte dell’allestimento si apre con le storie d’amore e onore dell’opera dei pupi e si snoda attraverso lo spettacolo (dal caffé chantant alla sceneggiata, dalla commedia eduardiana al teatro di De Simone, dai film di Totò a quelli di Troisi) e la musica (dalla tarantella alla tammurriata, dalla melodia al neomelodico, da Pino Daniele agli ‘A67), per terminare con le feste (pellegrinaggi, processioni, celebrazioni patronali, voli dell’angelo…) e con la ciorta (la sorte, rappresentata dai numeri della tombola e del lotto cui si fanno mediatrici le anime purganti).
Una serie di spunti e suggestioni visuali, cioè, con cui evidenziare le linee lungo le quali tale rappresentazione è stata recepita nella cultura italiana ed europea.
Accanto e a supporto di questo livello di comunicazione abbiamo realizzato una breve guida alla sezione che potete scaricare qui o richiedermi a questo indirizzo.

La mostra, intitolata “Due secoli della provincia, due secoli nella provincia” è visitabile tutti giorni (tranne la domenica) dalle 9:00 alle 17:30 fino al 15 novembre 2007 presso la Chiesa di Santa Maria Incoronata in via Medina a Napoli. L’ingresso è gratuito.

    PS:
1. Le citazioni interne al post sono tratte dal catalogo ufficiale della mostra, pubblicato dalla casa editrice Paparo.
2. Il sito istituzionale della Provincia di Napoli è qui, al cui interno c’è l’area dedicata al Bicentenario.
3. Simbolo della Provincia di Napoli è il “Cavallo sfrenato”, rappresentante de «lo stato libero antico di questa città» (D. A. Parrino, “Guida de’ forestieri per la città di Napoli”, 1788). Una delle immagini più celebri è quella realizzata nel 1876 da Filippo Palizzi: qui.
4. La chiesa dell’Incoronata – sede della mostra – è uno di quei tesori poco conosciuti di Napoli che invece meriterebbe molta più attenzione. Le sue origini risalgono alla seconda metà del XIV secolo e a lungo fu sede religiosa della città angioina. Vi si può ammirare un ciclo di affreschi realizzati da Roberto d’Oderisio, allievo di Giotto, e la sua bellezza fu cantata anche da Francesco Petrarca. Ulteriori notizie sono su Wikipedia e su CulturaCampania.
5.
A proposito di tesori nascosti napoletani, nonché di spettacolo e cultura popolare, segnalo anche la (praticamente sconosciuta) esposizione permanente “Napoli nella Raccolta De Mura” presso l’ex sottopassaggio di piazza Trieste e Trento dove (meglio che vi portiate una torcia elettrica, i neon non funzionano granché!) è possibile ammirare locandine originali di Piedigrotta, manifesti, maschere, autografi, fotografie d’epoca, spartiti e così via, collezionati dall’eclettico Ettore De Mura (autore, tra l’altro di una Enciclopedia della canzone napoletana *). Anche qui l’ingresso è gratuito e vale la pena farci una visita. Qui ulteriori dettagli.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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6 risposte a Il bicentenario della provincia di Napoli

  1. ggugg ha detto:

    Oggi sto tanto allero
    ca quase quase me mettesse a chiagnere
    pe’ sta felicità.
    Ma è ‘o vero o nun è ‘o vero
    ca so’ turnato a Napule?
    Ma è ‘o vero ca sto ccà?
    ‘O treno steva ancora int’ ‘a stazione
    quanno aggio ‘ntiso ‘e primme manduline.

    Chist’è ‘o paese d’ ‘o… AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHH
    (e ancora AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHH)

  2. violanotturna ha detto:

    Un’ idea meravigliosa.
    Meraviglioso non chiudere gli occhi dinnanzi alla specificità napoletana, non arroccarsi dietro stereotipi consolidati, non unirsi al perpetuo e continuo biasimo che avvolge una città controversa.
    Meraviglioso far riscoprire continuamente il sud, non come area chiusa nella sua arretratezza, ma come area di frontiera, il cui punto di forza risiede nella storia e nelle tradizioni del suo popolo.
    Visiterò al più presto la mostra… ciao ggug..complimenti!

  3. alfonso91 ha detto:

    200 anni di provincia di Napoli…. 14 anni di emergenza rifiuti.
    Io sono Casertano, ma tanto è uguale.
    Ma Napoli non ha solo lati negativi.
    Comunque ti aspetto sul mio nuovo blog.
    Ciao Ciao

  4. anonimo ha detto:

    Bene: ho visto un buon numero di donne nella redazione della guida alla mostra. Ne prendo atto con soddisfazione.
    emme.elle

  5. ketana ha detto:

    difficile che vada a Napoli in questo periodo , interessante la “scenografia” ….dodici quinte su sei pannelli scorrevoli che il visitatore può combinare casualmente o secondo un ordine prefissato….

    ciao Gugg 🙂

  6. mpenzi ha detto:

    sto ragazzo c’ha classe da vendere…!!!se te ne avanza….grazie!
    difficile che riesca a venire a Napoli, anche se sarebbe molto bello. In ogni caso non solo ti faccio un mega in bocca al lupo ma soprattutto…COMPLIMENTI!più prospettiva “da di dentro “di così…
    un abbraccio
    mpenzi

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