A midsummer ghost post

A volte scrivo più tra i commenti che nei post.
QUI, ad esempio, c’è il mio saluto di ferragosto.

«Puoi restare fermo, immobile e attendere che l’ombra diventi un sottile bordo nero e lentamente si sposti, ti giri attorno, si accorci, si nasconda sotto i tuoi piedi, quasi a scomparire, poi si riaffacci per allungarsi verso oriente fino a svanire stingendosi nel buio. Oppure muoverti, farla impazzire con cambi repentini, con passi zigzaganti, salendo e scendendo lungo i sentieri e le strade. Puoi lasciare la tua ombra al suo destino immutabile di satellite senza corpo oppure portarla con te, strofinandola sui terreni che ti passano sotto i piedi, sporca, infreddolita o schiantata dall’afa»

    PS:
La citazione è il primo capoverso dell’introduzione di “Sensi di viaggio” di Marco Aime *.

    PPS:
Aggiungo questa nota il 4 settembre 2007: sono tornato dal mio spensierato vagabondaggio estivo e QUI, ancora un po
fantasma, riprendo i contatti via-blog…
Ben(ri)trovate e ben(ri)trovati! G.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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10 risposte a A midsummer ghost post

  1. Eccardo ha detto:

    intrigante..

    p.s. un’unica annotazione: te lo concediamo solo perchè era Ferragosto 🙂

  2. ggugg ha detto:

    THE ENDSUMMER GHOST POST. SOMETIMES THEY COME BACK

    «Mi diverte l’idea di raccontare la vostra Italietta berlusconiana. […] Non hai idea di quanto mi diverta! Siete così buffi, ridicoli, tra di voi parlate solo di televisione e di Berlusconi… Oh, caro Bruno, siete un popolo a metà tra orrore e folklore. […] Siete proprio abituati alle vostre schifezze. Ogni volta noi pensiamo che voi italiani finalmente avete toccato il fondo, e invece no! State lì che scavate, scavate, scavate e andate ancora più giù, più giù, raschiate!»
    (Il produttore cinematografico polacco Jerzy Sturovski – interpretato da Jerzy Stuhr – ne “Il Caimano” di Nanni Moretti, 2006).

    Bastano un paio di settimane all’estero e davvero il nostro splendido Paese appare come un’irrecuperabile Italietta. Anche quest’estate abbiamo avuto il dramma di un omicidio femminile * dato in pasto ai morbosi consumatori di cronaca nera, su cui ha tentato di speculare anche il più squallido degli sciacalli massmediatici *.
    Naturalmente non è mancata la par-condicio di politici minori (per quanto ministri e segretari di partito) in cerca di prime pagine: c’è chi ha minacciato l’uso dei fucili pur di non pagare le tasse * e chi ha intimato la crisi di governo per la milionesima volta pur restando sempre saldamente attaccato alla poltrona *.
    La sciagura criminale degli incendi è stata una sofferenza immane, per le vite spezzate e per le profonde ferite all’ambiente *: ancora ieri pomeriggio ho visto volare un elicottero col paniere, ma preferisco non sapere dove sia andato.
    L’efferatezza militare della ‘ndrangheta non ha limiti, esportando sangue e orrore, oltre che confinando la vita quotidiana di un paesello e di un’intera regione (nonché la loro percezione in chi non vive lì) ad uno stato selvaggio e barbarico *.
    È proprio pensando a questi criminali sanguinari e alle loro immense estorsioni (di libertà, di denaro, di fiducia) che poi quando sento dell’arresto dei lavavetri fiorentini * non riesco a coglierne la proporzionalità e allora mi sembra che legalità e giustizialismo si confondano, creando un cortocircuito tra ciò che è pericolosamente eversivo e ciò che generalmente non è altro che un modo per sopravvivere.
    Per fortuna, però, rimane ancora quella lucina in fondo al tunnel che continua a darmi fiducia e che mi fa essere orgoglioso di dirmi italiano, quella sensibilità – ad esempio – che spinge tanti a mobilitarsi per salvare la vita di un innocente nel lontano Texas *.

    Nel microcosmo della mia Penisola, mito del turismo internazionale, il mese di maggior splendore è stato oscurato dall’omofobia di un giornale locale che senza vergogna e con patologica sfacciataggine ha violato la vita privata di una persona *. Alle proteste sollevate dalle associazioni per i diritti degli omosessuali e da tutti coloro con un minimo di buon senso, hanno fatto seguito le parole irriverenti del Sindaco della mia città («non mi risulta che qui ci siano tanti gay, anzi la maggioranza dei turisti sono donne perché il sorrentino è abbastanza accogliente e caloroso») * e alcuni graffiti volgari e imbrattanti *.
    Si può invocare l’afa asfissiante, un colpo di sole, un’improvvisa emergenza, ma resta comunque indecente il mix di arroganza, noncuranza e grave smemoratezza di chi nel pomeriggio del 31 agosto lungo la strada principale di Sorrento ha elevato un enorme braccio meccanico sopra la testa di centinaia di auto e pedoni, senza chiedere autorizzazioni o preoccuparsi di fermare il traffico durante i lavori (almeno fin quando – e alleluia – non sono intervenuti i vigili urbani che hanno fatto sgomberare quel pesante camion *).
    Meno male, però, che anche qui si può trovare un sospiro di sollievo, come quello che mi è stato regalato ieri sera dall’impegno, dal talento e dalla creatività di tre ragazzi (“The Walking Time”) che hanno presentato dal vivo il loro virtuoso e intenso primo disco jazz *.

    Sono stato all’estero, dicevo, e mi ha fatto bene come quando si spalancano le finestre per far entrare un po’ di aria più fresca e ossigenata. Mi piacerebbe raccontarne qui sul Taccuino qualche momento e spero di riuscirvi nei prossimi giorni. Per adesso lascio solo un assaggio iperfighetto… e concedetemelo, dai! Insomma, finalmente anch’io posso vantarmi d’aver visto da vicino tutti e tre i pannelli della “Battaglia di San Romano” di Paolo Uccello:
    Galleria degli Uffizi, Firenze
    Musée du Louvre, Paris
    National Gallery, London.

    PS: Eccardo, grazie di cuore d’aver lasciato un pensiero durante la mia assenza.

    PPS: Per finire, agli omofobi della mia Penisola (ma anche a quelli dell’Uganda e di qualsiasi angolo del pianeta) dedico “Gay Bar”, un gran pezzo degli Electric Six. Su YouTube ci sono il video originale con la parodia di Abraham Lincoln e quello amatoriale con protagonisti Bush e Blair. Imperdibili.

  3. Eccardo ha detto:

    insomma, sei stato a Firenze-Parigi-Londra?!

  4. ggugg ha detto:

    Caro Eccardo, non conoscevo Londra. Ci sono stato 3 giorni (soggiornando nell’ostello più centrale che si può: QUI), dove ho gustato a pieno un po’ dell’arte della città (di cui mi son portato a casa uno splendido souvenir: la “Piccola Guida della National Gallery”, QUI).
    Per il resto sono stato due settimane a Parigi… ma che ne parlo a fare… è una città in cui riesco a sentirmi a casa, un luogo in cui credo che non potrei mai annoiarmi. Ne descriverò qualche immagine qui sul Taccuino nei prossimi giorni…

  5. Eccardo ha detto:

    attendo il resoconto..

    pur avendo visto poco mondo, considero Parigi la città piuì bella del mondo (e per Parigi intendo essenzialmente le case, i camini, i tetti)
    (però sono ben lontano dal poter dire di sentirmici a casa:-(()

  6. ketana ha detto:

    bentornato allora :)) … personalmente adoro Londra, ma ci sei stato solo tre giorni?
    Un salutone :))

  7. ketana ha detto:

    un caro saluto :))

  8. ggugg ha detto:

    Ma lo sapete che non riesco a scrivere? È quasi un mese che non posto, se escludiamo le incursioni da fantasma tra i commenti. Ho le idee ma non riesco ad esprimerle. O meglio, non riesco a concentrarmi per renderle come vorrei.
    Riguardo Parigi e Londra mi piacerebbe scrivere delle nuvole di Marjane, della Battaglia di San Romano, del Pendolo di Foucault, di un collezionista di foto ottocentesche, del gargouille annoiato su Notre Dame, delle donne di Vrindavan, di un autoritratto di Salvator Rosa, di Pyongyang, dell’arte islamica al Louvre, del patrimonio immateriale dell’umanità, di un nuovo amico uzbeko, di una cena con un antropologo brasiliano che mi ha fatto ascoltare un rap da favela: Eu só quero é ser feliz!.
    Insomma, ne ho per un anno… (ma, caro Eccardo, ce la farò!)
    Poi dopo sono accadute ancora altre cose. E allora come faccio ad ignorare il magnetismo della mia Penisola vista dal suo tetto a 1400 metri d’altezza? Oppure la Capri di ieri sera illuminata da saette chilometriche?
    Da un paio di giorni non riesco a cancellare dalla mia mente quella banda di giovani nazifascisti (dunque violenti, idioti e ignoranti) scovata in Israele…
    Ok, la smetto, altrimenti parto con un altro elenco…

    Stasera sono andato al cinema. Ho visto Sicko di Michael Moore. M’è venuto da piangere. Scusate la confessione di emotività, ma forse è stato il modo più bello per ricordare l’11 settembre di sei anni fa.
    Voglio un’America migliore. Voglio che i popoli si incontrino. Voglio che nessuno (nessun popolo) sia più terrorizzato e depresso.
    Voglio che ognuno di noi impari sempre di più. Perché solo la conoscenza è davvero “rivoluzionaria”.

    E allora, anche se pare che non c’entri nulla, voglio altre due cose: voglio ringraziare Enrico Deaglio e tutta la redazione di “Diario” per questi anni di buona lettura *, e voglio augurare a tutt* voi un dolce Rosh haShana 5768 *.

    PS: Ketana, torna presto.

  9. SiN4Psi ha detto:

    Quando mi imbatto in blog cosi’ interessant,mi spiace di non aver nemmeno un pc…trOppo poco il tempo…bah,un midseptemBah salut.

  10. ketana ha detto:

    beh …. un saluto di corsa che la sveglia sta per suonare uffi ;)))))
    Ciaooo :)))

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