Puro sangue

«Vibra mi mente al pensar en la posibilidad de encontrar un rumbo diferente»

L’ultima volta che Varenne corse a Napoli, io c’ero. Emilio, un mio caro amico, riuscì a procurarsi due biglietti per quell’attesissima gara casalinga di commiato, così entrambi facemmo ingresso per la prima volta in un ippodromo. Era il 5 maggio 2002, domenica, e da lì a qualche mese quello splendido cavallo sarebbe andato in pensione, o meglio, avrebbe cominciato una nuova carriera.
Il fermento e le aspettative erano palpabili: il Maradona del trotto certamente avrebbe vinto il suo terzo e consecutivo Gran Premio di Agnano, mandando in visibilio un’intera città alla continua ricerca di eroi (santi, vicerè, sindaci, calciatori, cantanti… tutti più o meno equini).
Fu una giornata intensa, infatti quella mattina mi svegliai presto e con mio zio feci una passeggiata da Torca a Nerano passando per Crapolla e Recommone *. Giunti alla strada asfaltata, dopo alcune ore di cammino lungo gli aspri ripidi sentieri del versante meridionale della Penisola, facemmo l’autostop per tornare a casa. Come avrei dovuto immaginare, nessuno ci prese, tutti coloro che incontrammo sfrecciarono solitari e sospettosi nelle loro belle macchinine acquistate per essere sfoggiate nei parcheggi degli ipermercati. Insomma, stavo perdendo le speranze di riuscir ad arrivare a casa, prepararmi, magari pranzare, e poi prendere un treno utile per raggiungere il mio appuntamento ippico pomeridiano, quando una coppia di spagnoli si fermò. Mio zio ed io salimmo in auto e ci facemmo largo nella caotica rilassatezza di chi viaggia permettendosi molto spazio, ma soprattutto ci immergemmo in un suono che mi lasciò letteralmente senza parole.
Oggi mi rendo conto che per me quell’incontro ebbe la forza di un imprinting: forse fu un mix di suggestioni tra l’adrenalina accumulata durante l’escursione, il senso di libertà che provo quando tutto ciò di cui ho bisogno è nel mio zaino, l’immagine della ragazza al volante con foulard e occhiali da sole come in Thelma & Louise *, l’essere ospite di ospiti di quella che presumevo fosse la “mia” terra… insomma, la musica che sentii in quell’auto dischiuse le mie orecchie alla migliore colonna sonora di quest’epoca, quella che più d’ogni altra riesce a fondere tradizioni, etnismi ed esotismi, quella che sa superare le comode rassicuranti certezze dei puristi (e fu allora che capii davvero F.B.: «Non sopporto i cori russi, la musica finto rock, la new wave italiana, il free jazz punk inglese. Neanche la nera africana»).
Ascoltai giusto due o tre brani, ma sufficienti per chiedere «de quien es la música?». Mi passarono il booklet del cd dal cruscotto e ripetei a mente, per non dimenticare, «go-tan-pro-ject, la-re-van-cha-del-tan-go» *.
Quel passaggio in auto fu provvidenziale, infatti riuscii ad arrivare in tempo ad Agnano, dove trovai un’atmosfera da scampagnata di famigliole con passeggini e nonni con nipoti. Gli spalti, tuttavia, erano gremiti di signore con binocolo e signori con in mano biglietti di scommesse.
All’improvviso, uno sparo. Cavalli e fantini cominciarono a rincorrersi intorno al grande anello. Era decisamente entusiasmante: una gran bella gara per il secondo posto. Tutti, infatti, erano dietro quell’imperioso campione nero brillante che più che correre, sfilava.
Io mi persi nel perfetto movimento circolare delle zampe di Varenne e immaginai di essere un gaucho nella sterminata pampa argentina. Osservavo la mia mandria di bovini che oziava là infondo mentre, sorseggiando yerba mate, in sella al mio cavallo ripetevo mentalmente quel passo di tango che intendevo sfoggiare alla prossima festa di Santa Maria del Buen Ayre
Poi qualcuno intonò “Oj vita, oj vita mia” e capii che la gara era finita e che io ero ancora a Napoli.
Cercai a lungo il disco dei Gotan Project, lo trovai dopo diverse settimane e divenne il sottofondo delle mie serate estive con gli amici più cari.
Quindici giorni fa sono andato con Pask * a sentirli dal vivo sulla spiaggia dell’Arenile di Bagnoli * in una serata così raffinata che mi è sembrata tra le più rock (nel senso di “non omologata”) cui abbia partecipato. Inutile che stia a descrivere il concerto, so che non riuscirei a renderne degnamente l’intensità. Posso, però, soffermarmi su un’immagine che ha stravolto ogni mia eventuale idea di tempo lineare. Quella sera, infatti, mi sono chiesto «ma quel che sto vedendo è oggi o è cinque anni fa?». Alle spalle dei musicisti, a commento di uno dei brani eseguiti, a metà spettacolo ha cominciato a scorrere in loop rallentato e leggermente fuori fuoco un video di cavalli con fantini in gara, ovvero la stessa immagine della copertina di “Lunático*, il loro ultimo disco.
Improvvisamente ho fatto il viaggio temporale che ho appena raccontato e mi sono domandato «perché?».
Lo so, c’è una spiegazione ad ogni cosa: probabilmente Eduardo, Philippe e Christoph hanno scelto quella foto perché da un lato il cavallo restituisce l’epoca di splendore del tango, mentre dall’altro l’agonismo della gara rimanda all’incalzante elettronica delle loro nuove interpretazioni, oppure sono la passione sanguigna e la malinconica nostalgia che in una certa misura appartengono sia all’ippica che al bandoneón.
Non so, da qualche parte il motivo ci sarà, ma a volte è dura fare i razionali dinanzi a determinate coincidenze.

«Mestizaje de europeos, negros, indios en el Río de la Plata hace mucho, no se sabe justo cuándo un buen día nació el Tango»

    PS:
1. Su Wikipedia trovate maggiori info su: Varenne, Ippodromo e Gran Premio di Agnano, pampa, yerba mate, tango, bandoneón.
2. Il sito dei Gotan Project è qui.
3. Oltre a tanti live, da YouTube si possono scaricare alcuni video dei loro brani più famosi: Diferente, Santa Maria (Del Buen Ayre), El Capitalismo Foraneo, Mi Confesion, Last Tango In Paris, Queremoz Paz, Notas (ma in questi ultimi tre le immagini non sono originali).
4. Le citazioni all’inizio e alla fine del post sono tratte entrambe da canzoni di “Lunático” (2006), rispettivamente “Diferente” e “Notas”.
5. Gli amanti del tango non potranno prescindere dall’ascolto di Radio La 2×4 di Buenos Aires. Semplicemente magica.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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5 risposte a Puro sangue

  1. ggugg ha detto:

    “Da qualche parte il motivo ci sarà”, dicevo, e ringrazio F. che me l’ha fornito viaggiando attraverso alcuni continenti (w internet, checché ne dica Elton John * ).
    Dunque, “Lunático” ha in copertina dei cavalli da corsa perché si tratta di un omaggio a Carlos Gardel e, in particolare, al suo tango “Leguisamo Solo”, in cui canta proprio di una gara ippica, quasi come a burlarsi del pregiudizio che alla sua epoca etichettava i tangueros e gli amanti dei cavalli come nullafacenti. I Gotan Project, però, hanno fatto anche di più perché nel brano che dà il titolo al disco, infatti, hanno campionato la voce di Gardel che nell’ultima parte della sua canzone dice: «Bueno, viejo Francisco, decile al Pulpo que a Lunático lo voy a retirar a cuarteles de invierno… Ya se ha ganado sus garbancitos… ¡Y la barra, completamente agradecida! ¡Sentí la barra!».
    Ok, svelato il mistero dei cavalli in copertina, resta quello “metafisico” delle mie coincidenze.
    Meglio mettersi a cantare, va…

    “Leguisamo Solo”, Carlos Gardel

    Alzan las cintas; parten los tungos
    como saetas al viento veloz…
    Detras va el Pulpo, alta la testa
    la mano experta y el ojo avizor.
    Siguen corriendo; doblan el codo,
    ya se acomoda, ya entra en acción…
    Es el maestro el que se arrima
    y explota un grito ensordecedor.

    “Leguisamo solo!…”
    gritan los nenes de la popular.
    “Leguisamo solo!…”
    fuerte repiten los de la oficial.
    “Leguisamo solo!…”
    ya esta el puntero del Pulpo a la par.
    “Leguisamo al trote!…”
    y el Pulpo cruza el disco triunfal.

    No hay duda alguna, es la muñeca,
    es su sereno y gran corazón
    los que triunfan por la cabeza
    en gran estilo y con precisión.
    Lleva los pingos a la victoria
    con tal dominio de su profesion
    que lo distinguen como una gloria,
    mezcla de asombro y de admiración.

    Su YouTube un magnifico video d’epoca: QUI.

  2. PasqualeP ha detto:

    Che aggiungere a questo post?
    Vediamo…metto radio La 2×4 Tango e comincio.
    Prima di tutto che posso testimoniare; circa la bellezza della passeggiata che racconti (che feci qualche mese dopo, in un spettacolare giornata di dicembre); la tua amicizia con Emilio; la tua passione per i Gotan e soprattutto sul concerto dell’altra sera.
    Descriverlo è difficile, semplice nella struttura oramai collaudata, ma dagli effetti inspiegabili.
    Mi chiedo ancora: perché mi vennero i brividi quando attaccarono il primo pezzo?
    Fu, ovviamente, un mix di fattori che hanno reso quella serata perfettamente rock come dici tu.
    Il viaggio dalla penisola, rapido e con parcheggio immediato;
    l’ingresso altrettanto veloce all’arenile; il girarlo e riscoprire come è bella quella parte di Napoli la sera;
    il pensare anche a qualcuno che non era potuto venire con cui avrei voluto condividere, in aggiunta a te, la serata;
    il farmi prendere da un sentimento che non riesco a descrivere bene, ma che penso predisponga ottimamente all’ascolto del tango;
    il realizzare che mancava più di un ora all’inizio del concerto e farci prendere stavolta entrambi da un’altra specie di languore (ad altezza stomaco per interderci);
    il decidere di mangiarci una pizza al ristorante del Fratelli la Bufala (www.fratellilabufala.com) lì proprio sulla spiaggia;
    sederci a caso;
    ordinare;
    far amicizia con il personale e renderci conto solo in quel momento che quelli che stanno cenando al tavolo seguente erano Eduardo, Philippe, Christoph e il loro clan…
    Pensare che la cheesecake alla ricotta di bufala che stavo mangiando era fantastica e che ero stato a cena coi Gotan Project.

  3. marcol62 ha detto:

    …sono un po’ invidioso di queste emozioni da voi vissute…

  4. Eccardo ha detto:

    sempre interessanti le tue esplorazioni..

  5. ggugg ha detto:

    In dieci spezzoni, su YouTube c’è un intero concerto dei Gotan Project del tempo de “La revancha del tango”.

    Nel primo (7’46’’): “Queremos paz”.
    Nel secondo (8’17’’): “Vuelvo al sur” e “El capitalismo foraneo”.
    Nel terzo (8’21’’): versione remix di “El capitalismo foraneo” e “Epoca”.
    Nel quarto (4’21’’): “Una musica brutal”.
    Nel quinto (4’57’’): “La del ruso”.
    Nel sesto (5’32’’): “Santa Maria (del Buen Ayre)”.
    Nel settimo (7’34’’): piano solo, poi “Nocturna”.
    Nell’ ottavo (3’54’’): “Triptico” (con immagini di cavalli al galoppo durante una gara ippica…).
    Nel nono (4’10’’): ancora “Triptico”.
    Nel decimo (4’09’’): titoli di coda.

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