Le sacre rappresentazioni del Vulture

Forse è la loro forma conica che si staglia verso l’alto o il loro valore simbolico quale porta di collegamento tra tempi, spazi e dimensioni diverse. Può darsi, invece, che sia la loro capacità di fertilizzare i luoghi ad aver sempre attratto comunità umane intorno alle loro pendici, nonostante le devastazioni di cui sono capaci. I vulcani – più di qualsiasi altro tipo di montagna – si impongono nell’immaginario collettivo, ovunque. Direi che hanno quasi un potere fascinatorio, capace di stravolgere l’esistenza di chi vi posa lo sguardo.
Il monte Vulture, nel nord della Basilicata, al confine con l’Irpinia e la Puglia, mi ha fatto subito lo stesso effetto, sebbene non ne conoscessi la sua arcaica origine. Informandomi sommariamente, infatti, ho poi scoperto che si tratta di un vulcano preistorico (estinto nell’età pleistocenica), il cui cratere con ogni probabilità si trovava in corrispondenza dei due deliziosi laghi di Monticchio.
La storia di quest’area è affascinante e insospettata: a Venosa nacque Orazio nel I secolo a.C.; a Melfi e a Lagopesole lasciò la sua impronta in castelli magnifici l’illuminato Federico II di Svevia; agì tra queste colline negli anni dell’Unità d’Italia il leggendario brigante Carmine Crocco; a Rionero nacque Giustino Fortunato e nella stessa città alla fine della seconda guerra mondiale una rappresaglia nazi-fascista portò all’eccidio di 18 innocenti.
Ciò che però, a mio avviso, caratterizza il Vulture – e chissà che non c’entri proprio la fascinazione vulcanica – è il suo essere luogo di convergenza: qui, nell’anno Mille, trovarono sede i monaci basiliani provenienti dall’Oriente e a Barile, Maschito e Ginestra, tra il XV e il XVI secolo, si insediarono i profughi albanesi che sfuggivano alle invasioni turche in patria.
Tra le tradizioni popolari più importanti della Basilicata settentrionale, certamente i riti della Settimana Santa occupano un posto di rilievo; tra questi, le sacre rappresentazioni spiccano per cura dell’organizzazione, partecipazione e radicamento dell’identità. In particolare, è notevole la presenza di alcuni elementi non riscontrabili in altre feste analoghe. Le sacre rappresentazioni di Rionero e di Barile (che qualcuno ritiene la più antica, addirittura del XVII secolo) sono famose per la presenza della Zingara e del Moro: due personaggi “altri”, in cui identificare peccati particolarmente gravi come l’avarizia, la lussuria, l’ira e l’idolatria. Secondo la lettura locale della Passione di Cristo, la Zingara fornì i chiodi della crocifissione e nella sfilata del Venerdì Santo – vestita di oro e gioielli che i compaesani hanno prestato per l’occasione – si muove sensuale e con un’espressione soddisfatta e ammiccante. Il Moro, invece, è una figura con un’identità meno precisa, ma non è difficile scorgervi l’incarnazione di paure legate a secolari invasioni e saccheggi, che nel caso delle popolazioni arbëreshë diventano addirittura causa della diaspora. Un terzo elemento – presente solo a Rionero – è quello della Tentazione, ancora una volta una donna cui un’ampia veste e i capelli sciolti conferiscono un aspetto maliardo e inquietante. È l’emblema della dannazione e tormenta Giuda di cui si è impossessata.
Prendono parte centinaia di figuranti con grande impiego di costumi, scenografie, oggetti e reliquie. La sartoria, il trucco, il casting, il commento audio e le ambientazioni denotano un impegno collettivo prolungatosi durante le settimane precedenti alla messa in scena. La grande macchina organizzativa mantiene forte il legame con la tradizione ma non disdegna suggestioni hollywoodiane per sottolineare i momenti di maggiore pathos; la colonna sonora del Gladiatore enfatizza il momento solenne della crocifissione.
La consapevolezza del proprio patrimonio culturale, magari da valorizzare anche a scopi turistici, ha portato ad una calendarizzazione fissa delle manifestazioni, per cui il Giovedì Santo la sacra rappresentazione è in scena per le strade di Atella, il Venerdì a Barile e la vigilia di Pasqua a Rionero in Vulture. Volantini e brochure con la scaletta, i nomi degli attori, la produzione e gli sponsor vengono distribuiti alla folla; sono uno strumento che facilita la comprensione della drammatica popolare, che in qualche caso è recitata, in altri mimata, in altri ancora interpretata in playback su battute estratte da film.


«Altre speranze suscita il territorio che si estende a nord di Potenza, verso Rionero in Vùlture, Melfi, Venosa. Si radunano qui le maggiori opere d’arte della Lucania, se si esclude Matera […]. Ma forse la scoperta più impreveduta della zona è il Vùlture coi suoi boschi ed i due laghi di Monticchio. Nell’angolo settentrionale della Lucania confinante col Beneventano, il Vùlture è un vulcano spento, e la zona nel raggio del vulcano è, come sempre, fertilissima, adatta alle ricche coltivazioni. Sul Vùlture si soffermarono geologi ed antropologi, essendo una delle plaghe italiane più adatte ai loro studi, anche per i copiosi residui di vita preistorica. Per noi si legherà al ricordo soprattutto col bosco di Monticchio, che cresce quasi tutto su terra vulcanica, ed è tra i più belli d’Italia. […] Quando lo attraversai era fiorito di un tappeto di ciclamini, ed i castagni apparivano così carichi, che i frutti nascondevano quasi le foglie. Due piccoli laghi vicini si aprono in mezzo al bosco. Li sovrasta un albergo nuovo, e l’abbazia di San Michele, mèta di pellegrinaggi»


    PS:

1. A proposito dei vulcani come porta verso mondi e tempi paralleli, ricordo un famoso romanzo di Jules Verne del 1864 e il film che ne ha tratto Henry Levin nel 1959 (il cui trailer è su YouTube).

2. Alcune brevissime notizie sui castelli di Melfi e Lagopesole sono qui.

3. Un calendario molto ricco delle feste religiose in Basilicata lo ha elaborato Angelo Larotonda in un saggio su “Basilicata Regione Notizie” (n. 92, 1999), in particolare al Tabulato C (p. 274).

4. La citazione finale è di Guido Piovene, “Viaggio in Italia”, 1957.

5. Naturalmente il post non finisce qui! Vi invito, infatti, a dare uno sguardo alla trentina di fotografie che ho inserito nella cartella “Sacre Rappresentazioni del Vulture” del mio album on-line in cui sono presenti le fasi salienti e molti dei personaggi delle manifestazioni di Atella, Barile e Rionero in Vulture.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a Le sacre rappresentazioni del Vulture

  1. ggugg ha detto:

    Ormai ci metto giorni per un post. Tutto concorre a farmi decidere di lasciar perdere l’impegno del Taccuino, ma non cedo: è uno strumento che mi aiuta a riflettere su ciò che vedo, su quel che vivo. Inoltre negli ultimi tempi ho ricevuto tanti commenti e contatti. Grazie a tutt* voi che passate di qui e lasciate una traccia.
    Un grazie particolare va ad Aglio che mi ha accompagnato in questa breve trasferta e alla grande Gegè che ci ha raggiunti in una sera memorabile su un trenino col motore a scoppio.

  2. ketana ha detto:

    ehehe ti credo che ci metti del tempo, lo curi nei minimi particolari :))) ho letto tutto anche le foto…grazie per l’escursione che mi hai fatto fare 🙂
    ma perchè hanno introdotto il vestito nero per la zingara nell’altro paese,(e solo da poco tempo poi ) ???
    ciao Buon week :))

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