Una mattina a Finis Terrae

Finis Terrae sorrentina, così una volta ho definito Punta della Campanella.
È un luogo suggestivo venerato fin dai tempi più antichi come Promontorium Minervae [*].
Stamattina non c’è una nuvola, il sole è piacevole, ma soprattutto non c’è nessuno. Mentre scendevo ho incontrato solo un paio di cacciatori con tre cani bellissimi.
Qui sull’estremità della mia Penisola il mare è almeno 50 metri più giù, a strapiombo.
Affacciarmi è un’azione istintiva che mi fa guardare i gabbiani con meno invidia.
Mi sforzo di svuotare la testa da ogni pensiero, cerco di non programmare impegni, tento di eliminare dalla mente l’agenda che mi porto sempre appresso. Naturalmente, sebbene le pagine della prossima settimana siano quasi vuote, ci riesco poco: a volte è come se avessi bisogno di intasarmi la vita. No, così non và. Perché, mi domando, oggi ho deciso di venire fin qui?
Non lo so, forse non lo ricordo più, probabilmente era solo per respirare il fresco oppure per lasciar andare il mio ego e ritrovarmi con le mani vuote e aperte.
Allora provo un’altra strategia e comincio a canticchiare: «La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare», dico lieve con Lorenzo [*]; oppure «La libertà è una forma di disciplina», intono solenne come Giovanni Lindo [*]. Bene, funziona, perché pian piano vanno via anche le canzoni e resta solo il battito d’ali di un paio di uccelli dal collo lungo che non ho riconosciuto, una biscia sinuosa che non è andata ancora in letargo, la brezza leggera che soffia dalle scogliere, la scia bianca di un aereo lontano, una nave quieta all’orizzonte.
Qui davanti non c’è l’oceano Atlantico come in Bretagna [*] e in Galizia [*], ma semplicemente il mar Tirreno. Lo so perché l’ho studiato alle elementari, ma adesso qui – silenzioso e solitario – ne sono davvero convinto? La mia percezione è ben diversa: non vedo altro che un blu infinito, un’immensità che potrebbe non incontrare mai alcun ostacolo, alcun confine, nessuna isola. Cosa ne posso sapere davvero? Qual è la mia esperienza diretta? Qui capisco che Tirreno è solo un nome da sussidiario, perché in realtà – come l’oceano – è una vastità in cui perdersi.
Improvvisamente, però, ripenso ad Emily Dickinson: «Il Cervello è più esteso del Cielo [ed] è più profondo del mare» perché riesce facilmente a contenerli [*]. E allora ecco! Ho capito perché vengo qui dove finisce la terra: perché è il luogo dove comincia qualcos’altro. Quello dove – dentro e fuori di me – inizia una nuova dimensione.

PS: Quando ti metterai in viaggio per Itaca / devi augurarti che la strada sia lunga / fertile in avventure e in esperienze. / I Lestrigoni e i Ciclopi / o la furia di Nettuno non temere, / non sarà questo il genere d’incontri / se il pensiero resta alto e il sentimento / fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. / In Ciclopi e Lestrigoni, no certo / né nell’irato Nettuno incapperai / se non li porti dentro / se l’anima non te li mette contro. // Devi augurarti che la strada sia lunga / che i mattini d’estate siano tanti / quando nei porti – finalmente e con che gioia – / toccherai terra tu per la prima volta: / negli empori fenici indugia e acquista / madreperle coralli ebano e ambre / tutta merce fina, anche aromi / penetranti d’ogni sorta, più aromi / inebrianti che puoi, / va in molte città egizie / impara una quantità di cose dai dotti. // Sempre devi avere in mente Itaca / – raggiungerla sia il pensiero costante. / Soprattutto, non affrettare il viaggio; / fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio / metta piede sull’isola, tu, ricco / dei tesori accumulati per strada / senza aspettarti ricchezze da Itaca. // Itaca ti ha dato il bel viaggio, / senza di lei mai ti saresti messo / in viaggio: che cos’altro ti aspetti? // E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. / Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso / Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare. (“Itaca”, Costantino Kavafis, 1911)

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Una mattina a Finis Terrae

  1. Lyraxxx ha detto:

    Hai avuto una bellissima idea ad andare a Punta Campanella…è un posto che mi ha sempre affascinata…è una sensazione incredibile sentirsi a tu x tu con il cilelo e il mare…mattere i pensieri in un cartoccio di nuvole e lanciarlo via…il più lontano possibile…

    buona settimana Gugg…ciaoooo

  2. anonimo ha detto:

    mare nostrum.
    non esiste mondo fuori da esso.

    Guglielmo

  3. anonimo ha detto:

    Un’amica di mia madre mi ha raccontato una volta di essere andata a fare i bagni in una microscopica isoletta della Grecia. Il mare incominciava ad essere agitato, tanto da suscitare preoccupazione nella sua ospite greca che la giudicava troppo lontana dalla riva:“Attenta,”-le ha urlato-“o il mare ti porta dentro!”.
    Non a largo, ma dentro; da un’altra parte, in posti umanamente inaccessibili, nella dimensione remota della profondità.

    Magia dei modi di dire degli isolani, attorniati soltanto dall’acqua e dalle altre isole.

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