Il grazie che devo a Maminas

albania 2006Quando visito un posto nuovo mi piace conoscerne la storia andando per musei e monumenti, mi incuriosiscono l’architettura e i paesaggi, tento di cogliere qualche elemento identitario da ciò che mi circonda. Tutto ciò, però, rischia di essere vuoto se non è accompagnato da un altro momento, quello fondamentale del viaggio: l’incontro, che prima di essere tra culture è tra individui. È forse in questa consapevolezza la differenza essenziale tra chi fa turismo e chi viaggia, dunque tra il guardare e il vedere, tra il sapere e il comprendere.
L’incontro con l’altro può essere semplice e spontaneo oppure complesso e forzato, ma certamente è difficile che avvenga nello spazio di alcuni giorni. Due settimane sono pochi giorni, ma se si ha la fortuna di far parte di una struttura già consolidata, allora un piccolo incontro è possibile anche durante un periodo così esiguo.
In Albania, anzi a Maminas, sono rimasto per 10 densissimi giorni in cui ho potuto osservare quel territorio da dentro e quelle persone da vicino. Con loro ho navigato sull’Adriatico, con loro ho giocato, con loro ho passeggiato, con loro ho chiacchierato, con loro ho partecipato a feste e riti, con loro ho filosofeggiato sul mondo. È stato un viaggio molto bello, soprattutto per i tanti stimoli che mi ha regalato e che presto vorrei approfondire: l’Albania è dietro casa e mi vien voglia di tornarci il prima possibile.
Entrare in contatto col Paese delle Aquile attraverso la Caritas sorrentina, la cui quasi decennale opera ludico-educativa è ormai riconosciuta e apprezzata dagli abitanti di Maminas, è certamente stato un grande vantaggio per abbreviare i tempi di ingresso in quella società. Grazie al gioco e ai bambini ho stretto legami che mi hanno aperto le porte di abitazioni private, di feste di matrimonio, di luoghi sacri. In dieci giorni ho provato il piacere di cullare una bimba e il fastidio di vedere una serie infinita di bunker; ho scoperto che gli albanesi – come tutti gli europei – hanno voglia di viaggiare e non di emigrare; ho sentito l’entusiasmo di un popolo che si sta impetuosamente costruendo un nuovo futuro e il brivido di quel che potrebbe accadere (ecologicamente, socialmente, culturalmente) in assenza di un piano, come in effetti è.
Ho provato un grande senso di libertà e di scoperta, ma anche di casa. Ho avuto la fortuna di avere degli ottimi compagni di viaggio, delle persone serie e stimolanti. Ho sentito il loro abbraccio e la voglia di continuare questa esperienza. Ho ripensato intensamente al Burundi e all’enorme distanza che può passare tra il Paese europeo “meno ricco” e quello africano “più povero”.
Non ho potuto realizzare, purtroppo, uno dei miei piani iniziali, quello di mettere a punto il taccuino di campo interattivo, perché nel villaggio in cui ho soggiornato non c’è – ad oggi – alcuna postazione internet (a questo proposito è esemplificativa della galoppante voglia di modernità e di business che si respira in Albania la risposta che mi hanno dato un paio di persone: «fra tre settimane aprirò un internet café dove, tra l’altro, si potrà studiare l’inglese e il giapponese, che sono le lingue più importanti!»… peccato, però, che non ci sia ancora nemmeno lo stabile…). Tuttavia, ho annotato ogni sguardo sulla mia moleskine gialla e vorrei presentarne il contenuto seguendo tre concetti-chiave che svilupperò nei prossimi giorni: il viaggio, lo spazio, l’incontro.

PS: Non so se «Radio Tirana trasmette – ancora – musiche balcaniche», ma Tele Tirana è piena di cantanti pop locali e telenovele sudamericane.

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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7 risposte a Il grazie che devo a Maminas

  1. Joe69Natta ha detto:

    Complimenti per il blog, veramente ammodo! Un saluto da Joe Natta e Nonna Rolanda!

  2. anonimo ha detto:

    Ciao Gianni,
    è da quando siamo rientrati dall’Albania ( una settimana già..) che ogni giorno ho aperto “il taccuino dell’altrove” in attesa di poter leggere un tuo post sulla nostra avventura insieme…
    sai quando ti prende quella sensazione che vorresti che le cose non fossero relamente finite e allora le continui a cercare, ti guardi le foto diecimila volte, ti sembra di sentir parlare la lingua del posto e ti giri di scatto, fai i paragoni con con qualsiasi cosa, ti viene ancora da sorridere ad un ricordo, da ripetere parole di un gergo che capisci tu e pochi altri. E poi ti viene da volerti ritrovare nelle parole di un amico e da dirti tra te e te: “si si è vero, c’ero anch’io….”

  3. anonimo ha detto:

    Sono appena tornato da maminas. le emozioni sono troppo forti per scrivere qualcosa. ho davanti solo i volti dei bambini e del mitico KOMANDANTE. mandare cartolina pasqua natale. lavorare ministero tirana ahaah. Quanti personaggi mitici ho incrociato in questi dieci giorni.
    E in più sul corriere del mezzogiorno (comprato in autogrill stamattina) c’è un articolo sull’albania e soprattutto su Kruja terra dell’eroe Skandernerg… Ma ci siete stati voi???

  4. ggugg ha detto:

    Lisa (commento #2), capisco molto bene la sensazione che hai descritto, la sto provando anch’io. Ed è per questo che mi piace raccontare, perché so di riviverne ancora un po’ l’intensità. A volte, però, accadono cose che spazzano via ogni altra preoccupazione, ogni altro piano, ogni altra emozione. Si impongono e non c’è diversa possibilità o volontà.
    Poi i giorni passano veloci, si vivono altre esperienze, e si accumulano altre immagini che pure si vorrebbe raccontare.
    In questo momento sto tentando di mettere ordine: ho tante pagine albanesi ma ancora non ho trovato il bandolo della matassa (e capisco benissimo Pierpaolo al commento #3); ho tumultuose suggestioni provocate da un libro sulla camorra (“Gomorra”, di Roberto Saviano) che consiglio a tutti e che in qualche modo vorrei riuscire ad esprimere; ho – infine – molti appunti calabresi che ho raccolto nell’ultima settimana in cui ho percorso tutta la costa jonica tra feste popolari, paesi abbandonati, alberi secolari, chiese bizantine, testimonianze greche e indecenti scheletri edilizi.
    Ora avrò alcuni giorni di vero ozio. Spero mi sia creativo.

  5. anonimo ha detto:

    visto che finalmente hai un po di spazio potremo tovare il tempo per una bevuta e una chiacchera
    Ci sentiamo Giuvà.
    Danilo

  6. anonimo ha detto:

    sono molto contenta che lei in dieci giorni ha capito come siamo noi albanesi soprattutto noi di maminas.io sono di maminas forse ci conosciamo che venivo a volte ad aiutarvi per tradure mi chiamo Afrodite….
    tanti saluti
    ciao

  7. ggugg ha detto:

    Afrodite!
    Ma certo, mi ricordo benissimo di te! Senza le tue traduzioni sarebbe stata difficilissima la mia osservazione del paesaggio albanese, e quindi il mio incontro con la tua gente.
    Ogni anno tu conosci tanti italiani che trascorrono qualche giorno a Maminas e forse non ricordi tutte le facce, mentre per me è più facile ricordarmi di te. Ti chiesi molte informazioni sulle usanze locali, soprattutto sul matrimonio musulmano (infatti ne ho scritto qui), e tu invitasti me e Mario alla festa di nozze di una tua amica. Ricordi? Qui balli con con Mario:

    E oggi? Come stai? Sei a Maminas? Cosa fai?
    Che splendida sorpresa trovarti sul mio blog!
    Spero di sentirti presto. Scrivimi a questo indirizzo: ggugg@splinder.com
    G.

    PS: W il web! W “il taccuino di campo interattivo”!

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