Se bastasse una partita

Se bastasse una partita di pallone si potrebbe immaginare di risolvere ogni malinteso, come nella scena più bella di “Marrakech Express”, dopo che Paolino dice: «Tutto a posto, ragazzi! Italia-Marocco. Ce la giochiamo a calcio, si arriva a 10».

Se bastasse una partita di calcio si potrebbe immaginare una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi: all’ultimo minuto di recupero della sfida Israele-Francia, il 27 marzo 2005 nello stadio di Ramat Gan, «la rete decisiva del pareggio israeliano fu siglata da Suwan Abbas, lo stesso giocatore palestinese di Galilea che gli ultrà di destra del Betar Gerusalemme avevano insultato la settimana prima, durante il campionato nazionale, al grido di “Sporco arabo terrorista!”. I giornali attribuirono a Suwan il titolo di “Eroe d’Israele”, forse per la prima volta dedicato a un arabo» [Gad Lerner].

Se bastasse una partita di pallone si potrebbe immaginare la libertà, magari anche dentro un recinto: «L’importante è che non giochino insieme Hamza, tunisino di 24 anni, e Mimmo, detto Savicevic, che sono i due più forti. Si scelgono i portieri. O perché sanno parare, e allora sono prestigiosi, o perché sono malvisti. I marocchini giocano bene, sono molto nervosi, e hanno gambe assai magre. I napoletani sono fantastici, mancano sempre il gol per un pelo, e si disperano grandiosamente, convinti che un’altra sfortuna si ammucchi sulle infinite altre e millenarie che si abbattono su quel popolo. Sono forti e fanciulleschi, come Raffaele, o aguzzi e fragili, come Ciruzzo, che cade spesso e tutti accorrono, perché ha i ferri nella gamba. Un altro ce n’è che, giocando all’attacco, non resiste alla tentazione di allungare le mani, tirandosi contro un cumulo di punizioni e rigori, e gli ho chiesto: “Ma tu prima eri portiere?”. “No, mariuolo» [Adriano Sofri].

Se bastasse una partita di calcio si potrebbe immaginare di «dare un calcio alla povertà globale», come recita lo slogan dell’Homeless World Cup, un campionato internazionale di calcio di strada che coinvolge squadre di senzatetto di ogni parte del mondo: «Vi partecipano oltre 30 rappresentative nazionali e, a differenza della coppa miliardaria che si tiene questo mese in Germania, si gioca ogni anno. Non solo: la coppa, nelle ultime due edizioni, se l’è portata a casa la nostra nazionale, la MultiEtnica. Una nazionale di “nuovi italiani”: rom, argentini, rumeni, brasiliani, peruviani, marocchini, tenuta assieme dalla passione e dalla fantasia del presidente e “mister” Bogdan Kwappik, 33 anni, professione “metalmeccanico precario”, ex juniores della prima serie polacca immigrato in Italia 14 anni fa. […] La prossima Homeless World Cup si gioca a settembre a Città del Capo, in Sudafrica. A Bogdan […] la tripletta piacerebbe, ma come al solito mancano i fondi. E ha pure un altro cruccio: “Perché quando torniamo non c’è mai nessun giornalista ad accoglierci all’aeroporto? Eppure siamo la nazionale italiana, i campioni del mondo!”. Sì, lo sono» [Stefania Martorelli].


    PS:

1.Marrakech Express” è un film di Gabriele Salvatores del 1989, con Diego Abbatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Cristina Marsillach, Gigio Alberti, Massimo Venturiello e, nel ruolo di Paolino, Giuseppe Cederna.

2. Gad Lerner, “Tu sei un bastardo. Contro l’abuso delle identità”, Feltrinelli 2005, p. 90.

3. Adriano Sofri, “Altri Hotel. Il mondo visto da dentro 1997-2002, Mondadori 2002, pp. 18-19 (già in «Panorama», 27 marzo 1997). Di Sofri amo una caratteristica raccontata da Mattia Feltri: «Nei tornei ufficiali, gira e rigira Sofri viene nominato arbitro. [Ma il suo spirito sportivo] ha limiti evidenti. Sofri, dicono in molti, è vittima di una variante particolarissima di sudditanza psicologica: fischia rigori soltanto in favore delle squadre in svantaggio» (“Il prigioniero”, Rizzoli, 2002).

4. Stefania Martorelli, “L’altro mondiale”, in «National Geographic Italia», vol. 17, n. 6, giugno 2006. Per contattare la ASC Nuova MultiEtnica Onlus: tel/fax 0258302112.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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7 risposte a Se bastasse una partita

  1. PasqualeP ha detto:

    Anche quà qualche mese fa giocarono gli homeless e gli avversari erano una squadra di prostitute sudamericane (quindi dai piedi buoni).
    Io mi sono fatto prendere dal mondiale, penso di aver perso solo due o tre partite, tra cui purtroppo quella della selecciòn iberica.
    Grande gioia generale dopo la vittoria per 4 a 0 ma anche assuridità all’italiana.
    Domenica ad esempio c’è il referendum per approvare il nuovo staturo della catalona e il PP, contrario, ha usato l’arma del patriottismo sorto spontaneo dopo la partita e manifestato nelle piazze delle città. Addirittura stamattina un’ascoltatore di un programma radiofonico sportivo si augurava la vittoria della Spagna perchè questo, a suo parere, sarà l’ultimo mondiale in cui si presenterà con questo nome e non divisa.
    Anche se Iker Casillas assomiglia un po a Bartali non lo vedo come salvatore della patria e comunque penso che non c’è ne sia bisogno.

  2. ggugg ha detto:

    Se bastasse una partita di calcio si potrebbe immaginare la condivisione e il rispetto dei valori fondamentali:

    «Lunedì 26 giugno, ore 18 e qualcosa, esco di casa con i miei figli e le strade sono deserte, a tratti ascolto boati e urla di gioia.
    Cammino e rido, sono con i miei piccoli, sono felice e non desidero altro. Dopo un po’ cominciano a riempirsi le strade di gente, ovunque. Vedo le prime bandiere italiane, gente che ride, schiamazza, tutti sono felici e anche io lo sono. Circolano auto piene di ragazzi, motorini che suonano il clacson, il tricolore è ovunque, insomma tutti vogliono partecipare alla gioia.
    Mio figlio mi chiede “mamma, che succede?”. “Ha vinto la Costituzione e gli italiani festeggiano”, gli rispondo. Lo so che non è così: si festeggiava la salvezza della squadra nazionale non quella della Nazione, ma mi sembrava bello potergli dire che gli italiani festeggiavano lo scampato pericolo di vedere un Paese diviso».

    [La signora Caterina Magri in una lettera a “La Repubblica” di oggi mercoledì 28 giugno 2006]

  3. ggugg ha detto:

    Un “fatto sociale totale” di dimensioni planetarie? Chissà, sicuramente la vittoria dell’Italia ai campionati del mondo di calcio è stata seguita anche in Burundi. Ecco cosa m’hanno scritto alcuni amici africani:

    IGOR: Felicitazioni. Ho visto il match in diretta. E ho fatto il tifo per l’Italia. Allez l’Italie!

    JEFF: Yeeeah yeeeah ooouah… Oggi è la festa di noi italiani! Hahahahaha… Complimenti a tutti, alla squadra, a tutti voi! Sto con voi in questa gioia della grande victoire.

    CHRISTIAN: Felicitazioni, siete i migliori! Bujumbura era dalla vostra parte, tranne me e mio fratello Claude. Tanti giovani del quartiere, anche quelli che volevano vendicarsi dell’eliminazione del Brasile da parte dei francesi, sono venuti a casa mia e abbiamo deciso di tifare per la Francia, ma nonostante questo, “bravo” agli italiani: voi siete i migliori e per tutta la settimana parlerò dell’Italia a Radio Isanganiro.

    ALICE: Non riesco ad esprimerti quanto sia contenta della vittoria dell’Italia! Ero dalla parte degli italiani e durante la semifinale ancor di più, con quei due gol negli ultimi minuti dei tempi supplementari di Del Piero e l’altro calciatore.
    Durante la finale eravamo con altre persone a guardare il match. Dovevi guardare che atmosfera che c’era, e quando si è visto che l’ultimo rigore era stato davvero segnato abbiamo urlato tanto e ci siamo abbracciati gli uni con gli altri e abbiamo ballato un po’. C’etait genial! Se fosse possibile parteciperei alla festa di stasera [al Circo Massimo di Roma]… Ancora una volta felicitazioni!

  4. LAfricanA ha detto:

    Doudouce:
    Vorrei dirti che ho tifato Italia, e ringrazio Dio per la sua vittoria. L’Italia ha vinto la Coppa del Mondo
    e non riesco a dirti quanto è stato meraviglioso per noi guardare la partita. Allora, congratulazioni al tuo paese, è stato un piacere anche per noi sapere che la Coppa del Mondo ora è in Italia!

  5. ggugg ha detto:

    Stamattina ho comprato “il manifesto” (cerco di contribuire anch’io, sebbene con poco, a “salvare il mostro”) e dopo aver letto l’editoriale di Gabriele Polo (“Gattuso olé”), ho ripensato ai messaggi di alcuni amici burundesi (che io e LAfricanA abbiamo postato qui sopra) e a certe immagini di immigrati festanti che avevo visto nei telegiornali subito dopo la notte dell’ubriacatura mondiale. «Da domenica sera – scrive il direttore del “manifesto” – ne abbiamo certezza: la cittadinanza italiana si definisce sull’adesione ai destini della nazionale di calcio. Come accade spesso in questi casi, quelli che l’hanno capito meglio sono gli ultimi tra noi, gli immigrati che brandendo tricolori e sgolandosi in tanti “Forza Italia”, facevano a gara per conquistarsi un’ipotesi d’integrazione (pensando al permesso di soggiorno, cioè all’essere riconosciuti come “uguali a noi”). Presumendo che più si tifa e più si è italiani, con relativi diritti».
    Stavo pensando, dunque, di aggiungere un commento che riprendesse il ritornello di questo post, qualcosa tipo: «Se bastasse una partita di calcio si potrebbe immaginare l’abbattimento di tutte le barriere tra gli esseri umani…». Poi ho letto una dichiarazione dell’ex ministro Roberto Calderoli («Quella di Berlino è una vittoria della nostra identità, dove una squadra che ha schierato lombardi, campani, veneti o calabresi, ha vinto contro una squadra che ha perso, immolando per il risultato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti!») e mi è passata la voglia di immaginare, attraverso una partita di pallone, un mondo migliore perché un uomo così insulta il buon senso, l’intelligenza, la storia, la decenza. Ok, mi passerà, ma intanto quel “devoluto” mi ha rovinato l’umore.

  6. anonimo ha detto:

    Un amico che abita a Losanna mi ha fornito un generoso resoconto della sua esperienza relativa ai “Mondiali 2006” visti dalla Svizzera. Riporto un pezzetto particolarmente divertente..

    “Premetto che qui a Losanna ci sono tutti, ed intendo dire tutti tutti di tutte le nazionalità. Quindi, a partire dalla prima partita di girone, c’è sempre stato bordello in strada. Il pomeriggio è una cosa, ma la sera se abiti in centro… Persino gli svizzeri, quando hanno PAREGGIATO con la Francia, sono scesi in strada a festeggiare!!! Questo perché… hai diritto ad un’ora di clacson se vinci! Pare che un tempo clacsonassero solo gli italiani, poi gli svizzeri gelosi una volta scesero a clacsonare, e si beccarono tutti la multa… fu un grosso scandalo, e da allora c’è sta cosa dell’ora… ”

    V.

  7. ggugg ha detto:

    Beh, si sa, io sono appassionato della narrativa e del teatro di Ascanio Celestini, quindi quando trovo qualche suo scritto lo leggo sempre con grande piacere. Questo, poi, che è stato pubblicato sull’ultimo numero di “Viaggi di Repubblica” (anno X, n.430, 21 settembre 2006) è davvero bello:

    NAZIONALI E MULTINAZIONALI

    I mondiali di calcio sono finiti come Sanremo.
    Il festival che ne parlano tutti quando va in televisione, ma la settimana dopo manco ti ricordi chi ha vinto. Poi ieri sera in un bar di Rimini con gli ultimi turisti che se ne andavano a dormire il barista mi ha fatto vedere che le partite se l’è tutte registrate in dvd. «E poi me le sono registrate tutte qui» dice mentre si tocca la tempia.
    Anche io me ne ricordo una a memoria. Mi ricordo quella contro l’Australia perché l’ho vista con Sara in un bar. Tra i clienti ci stava persino un’australiana in vacanza. Il barista le si è seduto vicino e poi mi ha confessato che «se segnava l’Australia… nell’esultazione lei mi avrebbe abbracciato!»
    Me la ricordo pure se è passato un po’ di tempo perché era la prima partita che rivedevo dopo un po’ di anni. Però non me le ricordavo tutte quelle pubblicità che occupano il campo. A metà c’è la scritta kaiserlautern che è il nome della città in cui si gioca. Nel secondo tempo la nostra nazionale è schierata dalla parte della scritta toshiba, mentre l’Australia sta verso l’adidas. I tifosi del bar si esaltano quando la nazionale arriva su hyunday che ci sta l’area dell’avversari, tremano quando loro arrivano da noi su bud.
    Gli ultimi minuti sono i più eccitanti. Al 74° quello dell’acqua uliveto esce lasciando il posto a quello simpatico della vodafone. All’80° uno australiano che ci ha un cognome italiano batte un calcio d’angolo dall’angolo philips. La palla corre ancora un po’ tra yahoo, gillette, fujifilm e mastercard. Quando arriva su mcdonalds significa che rischia di entrare nella rete italiana. Infatti lo stesso giocatore australiano col nome italiano all’84° tira alto su mcdonalds e tutti tremano nel bar. Tutti tranne l’australiana che sta per esultare tra le braccia del barista. Due minuti dopo la palla va lunga su hyunday e mo’ sta per esultare il barista tra le braccia dell’australiana. Poi mi ricordo il rigore tirato da quello romano della vodafone che ha sostituito uliveto. Il regista di skysport l’ha inquadrato come Sergio Leone inquadrava Clint Eastwood. E io ho capito che il ruolo migliore nel calcio è quello del regista televisivo. Io credo che è proprio lui quello che si diverte di più. Vodavone ha segnato e uno del bar ha detto che «meno male che ci sta la nazionale che salva ‘sta povera Italia. ‘Sto gol alza il Pil!»
    Finita la partita ci hanno fatto vedere uno che si puliva i denti con daygum, saliva sulla moto honda e beveva un cinzano. Intanto io mi ero bevuto due wührer con la sprite. Sono uscito dal bar ‘u trattu e sono montato sulla pandafiat insieme a Sara che lavora all’ibm.
    Però mi ricordo che quel giorno non ci stava solo la partita. C’era pure il referendum. Infatti sono tornato a casa, ho acceso il televisore sony e ho visto gli altri risultati: oltre il 61% ha detto no al cambiamento della costituzione. Poi c’è stato il meteo offerto da granbiscottorovagnati.
    E infine mi ricordo che Sara mi ha chiesto «a che servono il govero e la costituzione? Io andrei a votare se potessi decidere il consiglio di amministrazione di tutte quelle multinazionali che stanno scritte sui campi di calcio».

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