“La Nave Fantasma”

«Il Mediterraneo è un insieme di strade, di mare e di terra, collegate; di strade, ma si potrebbe dire di città, piccole, medie e grandi, che si tengono tutte per la mano. Strade e ancora strade, ovvero un sistema di circolazione» [Fernand Braudel]


Uno dei melange musicali più ricchi che abbia mai ascoltato è “
Morton’s Foot”, l’ultimo disco di Rabih Abou-Khalil. Poco fa ho inserito il cd nel lettore, e subito i virtuosismi e le improvvisazioni jazz del maestro libanese insieme alle vocalizzazioni a tenores di Gavino Murgia (ospite del disco) mi fanno viaggiare da una sponda all’altra del Mediterraneo. Quei suoni mi portano su un’immensa distesa blu, e poi giù tra le sue acque raramente tranquille che conservano vite, storie, culture, speranze, carte d’identità. Il jazz mediorientale e il canto sardo mi fanno fluttuare su questo mare che amo e che tutti i giorni vedo dalla mia finestra, del cui passato è esso stesso il più stupefacente di tutti i testimoni.
Anpalagan Ganeshu è lì sotto, da qualche parte al largo di Portopalo, tra Malta e
Sicilia. Il Mediterraneo, che ha lasciato alla rete di un pescatore un solo piccolo indizio, lo custodisce da quasi dieci anni. Quell’indizio – plastificato e in lingua tamil – è servito a Giovanni Maria Bellu per rivelare a tutti noi la più grande sciagura navale sul Nostro Mare dalla seconda guerra mondiale [“I fantasmi di Portopalo”, Mondadori 2004: *].
Lì, da qualche parte a migliaia di metri sul fondo del mare, giacciono 283 migranti: i migliori delle proprie comunità, coloro cui affidare una speranza, quelli su cui confidavano intere famiglie, clan, villaggi, città, regioni. Nei giorni immediatamente successivi alla notte di Natale del 1996 pochi organi di informazione raccolsero le voci dei sopravvissuti e le preoccupazioni dei parenti. Il nostro Governo (all’epoca sinistroide) si mostrò indifferente, e gli investigatori stessi restarono scettici. Solo nel 2001 «La Repubblica» (di cui Bellu è inviato speciale) svelò l’orrore [
*]. Nonostante ciò, il relitto e i cadaveri sono (dopo un’altra legislatura, stavolta destroide) ancora laggiù, avvolti nel buio del Mediterraneo più profondo.
Nello Sri Lanka, in Pakistan, in India intere famiglie sono state distrutte da quella tragedia e oggi, devastate dal dolore, sono senza alcuna prospettiva. Nemmeno l’inutile consolazione di sapere dove piangere i propri cari, sebbene numerose interpellanze parlamentari e l’appello di alcuni premi Nobel italiani abbiano chiesto più volte il recupero di quel che resta di 283 persone.
«
Se solo si va dall’altra parte, [al di là della “frontiera di cristallo”, sull’altra sponda del Mediterraneo,] si percepisce ancora più facilmente il baratro morale in cui gran parte del nostro paese sta sprofondando», ha scritto Alessandro Dal Lago sull’ultimo numero di “MicroMega settimanale[n. 3, 16 marzo 2006]. L’Italia è indifferente al naufragio fantasma [*], rinchiude gli stranieri in strutture di accoglienza molto simili a lager [*], li fa stare intere notti invernali in fila davanti ad un ufficio postale [*], ne sbeffeggia la cultura [*], li picchia selvaggiamente (e la popolazione si schiera dalla parte dei violenti in divisa) [*]: «l’Italia, culla del diritto (ma quando mai?), è in cima agli interessi di Amnesty International. Il nostro paese viola stabilmente i diritti umani» (ancora A. Dal Lago).
A volte un piccolo antidoto a questa deriva può venire dal teatro. La settimana scorsa ho assistito (anzi, ho partecipato) al rito pubblico, politico, laico proposto da Renato Sarti e Bebo Storti al
Teatro “Galleria Toledo” di Napoli: “La Nave Fantasma” è finalmente approdata dalle mie parti. È uno spettacolo di due ore e mezza che ricostruisce prima lo snervante peregrinare dei migranti (per mesi chiusi in una stiva vagando da uno scalo all’altro del Mediterraneo orientale), poi l’inchiesta che ha svelato la tragedia, quindi l’indifferenza con cui è stata (a tutt’oggi) trattata la vicenda.
Si tratta di un testo duro, sfrontato e a volte cinico, ma pieno di rispetto, pietà e indignazione. È stato definito come un «cabaret tragico» carico di «riso nero». In effetti è un’opera feroce e dissacrante, e non potrebbe essere altrimenti. Ma si ride, si conoscono dati, si confrontano atteggiamenti, si impara, si riflette e, soprattutto, si partecipa attivamente: il finale è un crescendo emozionante e lacerante che vede il coinvolgimento di tutto il pubblico nel rendere realistica e lugubre l’atmosfera della tempesta. Non solo rappresentazione, dunque, ma urlo collettivo.


«
Cos’è il Mediterraneo? Molte cose allo stesso tempo. Non un paesaggio, ma molteplici paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma diverse civiltà sovrapposte le une alle altre» [Fernand Braudel]


    PS:
1.
La Nave Fantasma” è di Giovanni Maria Bellu, Renato Sarti e Bebo Storti (regia Renato Sarti, produzione Teatro della Cooperativa), e ha dovuto superare diversi ostacoli.
2. Di quest’opera ha scritto anche LAfricanA su
Carta-Vetro.
3. Tempo fa appuntai qui sul Taccuino alcuni pensieri sullo stesso argomento che intitolai “
Naufragi e ubiquità”.
4. Le citazioni iniziali e finali di F. Braudel sono tratte da “
Il Mediterraneo. Lo spazio e la storia. Gli uomini e la tradizione” (Iª ed. francese 1977), Newton & Compton Editori, Roma 2002.
5.
Qui una bella recensione di “Morton’s Foot” di Rabih Abou-Khalil, disco che mi ha regalato Gegè [grazie!].

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a “La Nave Fantasma”

  1. anonimo ha detto:

    “Il Mediterraneo… costituisce senz’altro il punto centrale della storia del mondo. Tutti i grandi stati della storia antica giacciono intorno a questo ombelico della terra. È qui che si trova la Grecia, il punto più luminoso della storia. Nella Siria è Gerusalemme, centro dell’Ebraismo e del Cristianesimo; a sud est di essa sono la Mecca e Medina, culle dell’Islam; verso ovest giacciono Delfi e Atene, e ancora più ad ovest Roma e Cartagine; e così verso sud Alessandria, che è ancora più centrale di Costantinopoli, in cui si è compiuta la fusione spirituale di Oriente ed Occidente… Il Mediterraneo è una grande entità naturale, la cui influenza è decisiva: noi non sapremmo immaginarvi il corso della storia del mondo, se non avessimo in quel mare un elemento centrale di congiunzione”

    G. W. E. Hegel

    P.S. Non mi sono dimenticata di te! SempreLontano

  2. ggugg ha detto:

    Grazie della bella citazione, cara SempreLontano. Bentornata qui sul Taccuino e, soprattutto, nella blogsfera.
    Il tuo PS mi ha fatto pensare ad una bella canzone di Francesco De Gregori: “Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai, potranno avere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai”.
    Ho visto che la tua “Casa ambulante” ha ripreso a vagabondare e che sei tornata a proporci un viaggio: il tuo nuovo post dopo una lunga assenza si preannuncia come il primo di una serie dedicata al Burundi (secondo alcune indiscrezioni in mio possesso). E’ molto bello, non vedo l’ora di leggere il prosieguo.
    Consiglio a tutti i Taccuinisti di farci un salto, ha un sapore malinconico, ma emozionante, autentico, sincero.
    E’ a questo indirizzo: http://senzafrontiere.splinder.com/post/7469110

  3. ggugg ha detto:

    Rò mi ha riportato “I fantasmi di Portopalo”. In questi giorni sono tornato a sfogliarlo dopo mesi e ho riletto una poesia di Peppino Mereu che – prima del Prologo – apre il libro. Si intitola “A zio Nanni Sulis” ed è della fine Ottocento:

    Nanneddu meu
    Su mund’est gai
    A sicut erat
    Non torrat mai
    Semus in tempos
    de tirannias
    e carestias
    Como sos populos
    Cascant che cane
    Gridente forte
    «Cherimus pane»

  4. ggugg ha detto:

    Per conoscere gli sviluppi più recenti del “naufragio fantasma”, segnalo due articoli di Giovanni Maria Bellu apparsi nella sua rubrica on-line “Gli altri noi”, di cui trovate il link nella colonna qui accanto.

    1.
    I fantasmi della burocrazia e le vittime del naufragio
    (19 ottobre 2005)
    «È solo una combinazione di coincidenze sfortunate o c’è del metodo dietro tanta sciatteria? Davvero si fa fatica a crederci. L’Italia, un grande paese, che in modo sistematico offende i parenti delle vittime di un’enorme tragedia: la più grande sciagura navale avvenuta nel Mediterraneo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Nello scorso aprile era toccato al rappresentante delle famiglie pachistane. Adesso è stata la volta del suo omologo indiano, Balwant Singh Khera. Manca solo il rappresentante dei tamil dello Sri Lanka e la nostra burocrazia potrà dire di aver sistemato buona parte del subcontinente asiatico»
    [Continua: http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/balwant/balwant.html%5D.

    2.
    I morti nel Mediterraneo come una bomba atomica
    (21 dicembre 2005)
    «Incrociando i dati [dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite e del Centro Italiano Rifugiati all’Accademia dei Lincei] si scopre che per ogni venti immigrati giunti via mare, uno o due (a seconda della stima che si sceglie) sono annegati. È come se, in una città delle dimensioni di Roma, dalle 150.000 alle 300.000 persone fossero morte nello stesso modo. Il bilancio, appunto, di un bombardamento nucleare. Ecco, dunque, il nuovo argomento del nono appello all’Italia di Shabir Khan»
    [Continua: http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/glialtrinoi/khan/khan.html%5D.

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