Nollywood

A Napoli, in una traversa di piazza Garibaldi ogni giorno c’è un mercato africano con artigianato, tessuti, abiti, dischi… Ci passo spesso, ma non mi fermo quasi mai perché generalmente vado sempre di corsa per non perdere la Circumvesuviana… L’altroieri, però, con Valeria ho dato unocchiata al banchetto dei dvd. Certo, sono dvd pirata – e questo basterebbe per farmici stare alla larga – ma si tratta anche di dvd fuori dal normale… I film di quei dischi, infatti, non girano nei cinema, non vengono pubblicizzati nei trailers televisivi e non ricevono alcuna recensione sui quotidiani, nemmeno sulle riviste specializzate… Eppure si tratta di storie viste da milioni di persone: sono i film di Nollywood [qui, ma anche qui], l’industria cinematografica nigeriana, ovvero il fenomeno economico-artistico dell’intero continente (soprattutto dell’Africa anglofona), che ha la sua capitale a Lagos. Si tratta di film in lingua inglese, yoruba, hausa o igbo, il cui volume d’affari negli ultimi dieci anni è arrivato a sfiorare i 200 milioni di dollari, creando un vero e proprio empireo di star.
Con 2 euro si possono acquistare film come “
The return from Europe” (2004), in cui il ritorno di un uomo al proprio villaggio d’origine con una moglie bianca è motivo di discussione tra gli anziani, di scontro in famiglia, di ilarità nel vicinato.
La sceneggiatura, le inquadrature e le espressioni degli attori ricordano una soap artigianale (mediamente il budget di queste produzioni si aggira tra i 10 e i 20mila euro), ma che raccoglie un consenso tale che l’home-video è il settore dell’economia nigeriana che negli ultimi anni ha creato più posti di lavoro.
Al di là degli aspetti tecnici ed estetici, i film di Nollywood rappresentano dei documenti sull’immaginario africano contemporaneo estremamente interessanti e impossibili da ignorare, soprattutto per la loro funzione mediatizzante che – eliminando o riducendo le barriere geografiche – rende facilmente fruibili alcuni aspetti della propria cultura di appartenenza anche agli emigrati.
Su
Ancci, Cinemavvenire e Missionaridafrica trovate ulteriori informazioni nollywoodiane, cui io posso aggiungere solo un dettaglio forse marginale ma che mi ha inquietato e non so come interpretare: la sigla della Deraco, la casa di produzione del film che ho visto stasera, è uno spezzone iniziale di “Terminator 2”, quello in cui un robot armato di mitra calpesta un teschio umano…

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Nollywood

  1. LAfricanA ha detto:

    Oltre a curiosare per Nairobi,
    avrai altre strane abitudine no??

    burundi/ggugg,
    vi comunico che SIETE STATI SCELTI.
    Venite a leggere qui: http://amahoro.splinder.com/post/7077787#comment

  2. ggugg ha detto:

    Sul numero odierno di “Corriere della Sera Magazine” (n.11, 16.03.06) c’è un articolo intitolato “Nollywood. Lo sapevate che in Nigeria si girano 1200 film all’anno?”, di Luisa Pronzato (pp. 70-76).
    Eccone un estratto:

    «Nei trenta film prodotti ogni settimana in Nigeria c’è l’Africa reale. Yuppie metropolitane scaricate da fidanzati tradizionalisti, giovani che lottano contro la corruzione, drammi domestici dove la violenza e l’infibulazione vengono raccontate senza l’occhio buonista (o indignato) dei reportage occidentali. Sono storie riprese dalle cronache, satire sociopolitiche che pescano nelle contraddizioni del sistema, melodrammi tragicomici, commedie musicali e racconti in cui la disputa per la terra si mischia a stregoneria e rituali magici.
    [Certi titoli] fino a qualche anno fa erano presenti solo a raffinati festival cinematografici come Berlino o Montreal. Ma a far da eco mondiale sono stati gli immigrati. E ora è facile scovarli tra cespi di plantano e casse di pesci gatto affumicati a Genova, in via Prè, o a Roma, a piazza Vittorio, con gli arrivi settimanali dei dvd freschi di produzione. […]
    Un giro d’affari complessivo di 120 milioni di euro all’anno. Spiccioli rispetto alle produzioni occidentali, ma notevole in un Paese dove lo stipendio medio è di 330 euro l’anno. […] La debolezza dei budget, il carattere prolifico e l’originale realizzazione e distribuzione ne fanno un fenomeno senza precedenti. E’ il risultato sia della crisi economica generale che ha reso troppo costoso il cinema su pellicola, sia dell’aumento vertiginoso della criminalità in Nigeria, che ha costretto la gente a chiudersi in casa la sera.
    Se l’home video è una delle cause della crisi del cinema occidentale, a Nollywood è la peculiarità e la ragione del suo successo. Si gira con telecamere leggere, spesso noleggiate. I set sono suite lussuose, strade, baracche o villaggi. Molti primi piani e attenzione ai dialoghi più che alla tecnica. Dopo due settimane dal primo ciak i film sono già montati e in distribuzione. […]
    Per farsi un’idea dell’industria del film nigeriano, a Lagos, bisogna andare a Idumota market, un chilometro e mezzo di labirinto tappezzato di manifesti. E’ il regno dei “marketer” (distributori), di etnia ibo. Ai loro ordini un esercito di strilloni e ambulanti vendono agli angoli delle strade, ai semafori e lungo le code di auto. […] Produrre video costa 222 euro al minuto, 50 volte meno dei film del Burkina Faso. Ogni film è riprodotto in 50 mila copie. Solo alcuni titoli, come “Living in Bondage”, il capostipite del fenomeno nollywoodiano, o “Ousofia in London” hanno venduto 400 mila copie […]».

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