Intorno al Camino

«Al Posto Ristoro ci si dimentica piano piano di tutto perché la vita è davvero vita cioè una porcheria dietro l’altra e allora è come sbattere giù merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso» (Pier Vittorio Tondelli, “Altri libertini”, 1980)

Nonostante la bassa latitudine e la vicinanza del mare, la strada ripida che risale la montagna è imbiancata di neve. Quest’inverno è caduta per la prima volta già a metà novembre, e ai bordi di quei tornanti che portano su in cima vi sono fitti boschi di castagni e faggi, sotto i quali un soffice manto bianco avvolge la terra. Percorrendo quella via, se si allarga lo sguardo un po’ più in là si scopre il mare, in mezzo al quale silenziose sonnecchiano le isole di Partenope.
Il monte Faito è la saldatura geologica che unisce la Penisola Sorrentina al continente, ma d’altra parte è anche ciò che – fungendo da barriera – continua a mantenere distante e lontana dal resto del Paese questa mitica terra che si distende nel Tirreno.
Quella montagna è stata sempre venerata e rispettata perché dimora di entità sovrannaturali da temere o, piuttosto, luogo di miracoli da ammirare. (A questo proposito, la storia più nota è certamente l’apparizione dell’Arcangelo Michele ai due amici eremiti Antonino e Catello, che poi diverranno i Santi Patroni rispettivamente di Sorrento e di Castellammare di Stabia). Non pensate che si tratti banalmente solo di storie dei tempi andati o legate all’oralità popolare (magari riciclabili – oggi – per sviluppare un po’ di marketing ecoturistico), infatti la cima del monte Faito è ancora abitata da strani esseri, quelli di cui tutti parlano ma che nessuno vuole vedere: i cosiddetti “Cercatori di senso”.
Come in una fiaba dei fratelli Grimm, se non fosse per il fumo che esce dal camino e supera gli alberi, la dimora di queste strane entità del bosco sarebbe quasi impossibile da trovare in mezzo a quel groviglio di tronchi, rami e cespugli. Io ho imparato la strada quest’anno (pensate, proprio per andare a parlare di fiabe e leggende!), e ormai tra loro sono quasi di casa, eppure ogni volta che vado l’emozione nel rivedere la dimora dei Cercatori è sempre molto forte: la vegetazione si apre e, come un’apparizione, spunta la casa col camino, che per noi è ormai semplicemente “Il Camino”.
La superstizione delle popolazioni a valle del monte fa supporre che là vi siano dei mostri, ma la realtà è ben diversa: gli abitanti del Camino sono, piuttosto, molto fragili, e vivono insieme proprio per farsi forza l’un l’altro in una guerra personale contro incubi e angosce che può durare anni, e che vede le battaglie più difficili contro l’ambiente di origine, l’indifferenza e il pregiudizio.
Prima di trasferirsi al Camino, i Cercatori erano soli, emarginati, arrabbiati, giudicati. Ora invece vivono insieme, in comunità. Sebbene la convivenza a volte porti attrito, il gruppo dà forza e fiducia, fa da specchio e aiuta a guardarsi dentro. Da anni cercano un senso a quel che li circonda, e in passato – non trovandolo – avevano tentato una scorciatoia che poi hanno duramente scoperto portava al Burrone dei sogni. Tutti gli abitanti del Camino hanno storie diverse, eppure ognuna di queste è riconducibile al bisogno di risposte. Risposte che non arrivano mai, ma che
“la Sostanza” dava l’illusione di poter afferrare. Quella sostanza poteva assumere varie forme e vari nomi, ma gli effetti erano sempre gli stessi: chiusura, silenzio, paura, regressione, sofferenza, morte.
Oggi al Camino i trenta Cercatori che attualmente vi risiedono hanno ancora paura: paura di non saper resistere alla paura. Ma sanno anche di valere molto di più di una dose di veleno. Oggi lavorano il legno e il vetro, cucinano e curano l’orto, giocano a calcio e scrivono lettere. Qualcuno addirittura poesie. Oggi creano e sognano un futuro.
L’altro ieri abbiamo festeggiato insieme il Natale addobbando un albero pieno di desideri. Ne ho sentiti di bellissimi. E in questa notte di rinascita, il mio augurio più grande va a loro: ai ragazzi del Camino, ai miei amici del monte Faito.

«Ciò che sento… agli altri non traspare / Lo avverto, lo vivo, non c’è scritto, non v’è uno spiegare / Tramuta in pianto, in gioia, tristezza o in un sorriso / Tutto è vago, eppur così chiaro»
(da “La consapevolezza”, poesia di Gennaro, 2005)

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a Intorno al Camino

  1. LAfricanA ha detto:

    Questo è bello,
    è davvero bello!
    Il mio augurio più grande va a te che hai destinato il tuo augurio più grande ai ragazzi del Camino.
    Ti abbraccio forte!

  2. burundi ha detto:

    Nel 1992 Dylan Dog fu il testimonial di una campagna informativa sulle tossicodipendenze e sull’aids promossa dal Comune di Firenze: il manifesto era ispirato alla copertina dell’albo 62 “I Vampiri” e lo slogan diceva «La droga è il buio». Il buio a cui si riferiva non è solo interiore, ma anche sociale: la droga e tutte le dipendenze vivono di buio, si diffondono nel buio, uccidono al buio. Un buio che è soprattutto omertà e sottomissione, ovvero la condizione ideale su cui prospera la criminalità. Un tragico (e attualissimo) esempio è quello raccontato sabato scorso da Sandro Ruotolo sul suo blog dopo essere stato in visita ai genitori di Gelsomina Verde, «una ragazza di 21 anni, ammazzata in modo atroce un anno fa, nella guerra di Secondigliano». Gelsomina non c’entrava niente con quella guerra senza regole per il controllo del traffico di droga scoppiata nella periferia nord di Napoli («Scampia era ed è un grande supermercato alla luce del sole»). Da allora la condizione della famiglia di Gelsomina è precipitata: il padre non lavora perché malato da anni, la madre – che era una collaboratrice domestica – ha perso il suo impiego perché «la gente ha paura»: «È terribile la sensazione che ho avuto in quella casa. Come se mi trovassi di fronte a degli “appestati”. Soli, completamente soli. Ora non so come lo Stato possa aiutarli. E non so se sia neanche giusto. Di certo, sono vittime della camorra». Anche questo è il buio della droga.
    (http://sandroruotolo.splinder.com/post/6667158)

  3. anonimo ha detto:

    Complimenti,queste sono parole vere,ke solo ora capisci,ankio ho il mio fidanzato al camino,e so ke tutto il gruppo,combatte ogni giorno contro quella “sostanza”ke gli ha ucciso i sogni e bruciato la loro vita,hanno una forza d’animo grande,,,,

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