La morte che scende dal cielo

«State zitti… ascoltate!»
Un immenso silenzio. Sentivamo il nostro respiro.
«Sta accadendo qualcosa»
Era un silenzio totale, angoscioso. I mille rumori lontani e vicini di una città viva, erano d’un tratto scomparsi. La radio era ammutolita. Ci affacciammo alla finestra.
«Guardate!»
«Non è possibile…»
Nella strada uno spettacolo incredibile, allucinante.
 «No… No… Non aprire, Lucas!»
«C’è qualcosa nell’aria… come se stesse nevicando»
«È vero! Guardate… È neve fosforescente…»
Lenti, galleggiando nell’aria quieta della notte, cadevano dal cielo leggeri fiocchi di una neve trasparente, che emanavano una strana luce azzurrina… Fin dove si poteva vedere, la nevicata stava coprendo la strada, le case, tutto. Una nevicata irreale. Ma era la morte che stava scendendo dal cielo…
«Dev’essere la polvere radioattiva di cui parlava prima la radio»
«Bisogna chiudere tutto… Chiudere bene»

L’Eternauta è un capolavoro: uno dei fumetti di culto a livello mondiale. La sua prima storia, “Il vagabondo dell’infinito” (pubblicata in Argentina tra il 1957 e il 1959, da cui è tratto il brano di apertura di questo post), è uno dei libri che più mi ha coinvolto emotivamente, una di quelle opere così vaste e profonde che non è possibile ricondurla e ridurla ad una categoria predefinita: l’Eternauta è certamente fumetto, ma è anche romanzo, pittura, critica sociale, profezia politica… Il suo sceneggiatore, Héctor German Oesterheld, è una vittima della dittatura militare argentina: desaparecido dal 1977, come le sue quattro figlie (due delle quali in attesa di un bambino) e i suoi tre generi. L’Eternauta è un fumetto meraviglioso e drammatico in cui si descrive la fine del mondo, preannunciata da una sorta di nevicata fosforescente, i cui fiocchi uccidono all’istante ogni essere vivente che ne venga a contatto: preludio di una tragica invasione extraterrestre che porterà morte e distruzione a Buenos Aires e nel mondo.
Ho ripensato a questa storia fantastica di quasi cinquant’anni fa proprio negli ultimi giorni, vedendo certe immagini e ascoltando certe testimonianze:

«Ho sentito io l’ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco su Fallujah. Nel gergo militare viene chiamato “Willy Pete”. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie. […] Ho visto i corpi bruciati di donne e bambini, il fosforo esplode e forma una nuvola, chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato» (Jeff Englehart, veterano della guerra in Iraq, 3 agosto 2005)

«Avevo raccolto testimonianze sull’uso del fosforo e del Napalm da alcuni profughi di Fallujah che avrei dovuto incontrare prima di essere rapita. […] Avrei voluto raccontare tutto questo, ma i miei rapitori non me l’hanno permesso» (Giuliana Sgrena, 25 ottobre 2005)

«Abbiamo lanciato contro gli insorti attacchi “shake and bake” (scuoti e cuoci) usando il fosforo bianco per stanarli ed esplosivi per neutralizzarli» (dal rapporto di due ufficiali e un sottufficiale statunitensi pubblicato dalla rivista “Field Artillery”, aprile 2005)

«Di che bombe si trattava? Tutti gli abitanti di Fallujah che erano ancora in città durante i raid le hanno descritte così: “Facevano una colonna di fumo a forma di fungo. Poi, piccoli pezzi cadevano dall’aria, con una coda di fumo dietro ogni pezzetto”. Cadendo, questi “pezzetti” esplodevano con grandi fiammate che “bruciavano la pelle della gente, anche quando vi si gettava sopra dell’acqua. Molti hanno sofferto tanto per questo effetto, combattenti non meno che civili» (Maurizio Blondet, 7 marzo 2005)

Il fosforo bianco «è un elemento che brucia quando viene a contatto con l’ ossigeno e consuma le molecole che lo contengono. Per questo è in grado di sciogliere le parti del corpo con cui viene in contatto, le più esposte sono le mucose» (qui)

Le citazioni potrebbero continuare, ma diventano noiose, sono tutte così: atroci. Allora riprendo in mano l’Eternauta, apro a caso, leggo alcune tavole, cerco quelle un po’ consolatorie con dialoghi di speranza e di riscatto, ma stasera non ne trovo nessuna.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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Una risposta a La morte che scende dal cielo

  1. Bomalek ha detto:

    è dura quando la distanza fra fumetto e realtà inizia a vacillare… è molto bello il tuo blog, ho letto anche il post sui rom, molto interessante, mi piacerebbe saperne di più
    ciao

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