Aglio, Uggio e il piccolo Braun

C’era ‘na volta ‘n asciugacapelli piccolino, ma così piccolino che non sembrava manco ‘n asciugacapelli. Era un tipo discreto, silenzioso e molto elegante, sempre vestito con un completo grigio. Era l’ultimo discendente de ‘n’importante famiglia tedesca: i famosi ed influenti baroni von Braun. Un giorno, tanti tanti anni fa, fu rapito da un grossista senza scrupoli e poi disperso in un grande magazzino a migliaia di chilometri dalla città in cui era nato. La vita del piccolo Braun s’appiattì e pareva ormai spenta su ‘no scaffale dove quasi non era degnato d’alcuno sguardo. Probabilmente a quell’epoca lui non aveva piena coscienza di sé, eppure – senza riuscire a capacitarsene – provava ‘na profonda tristezza. Per quanti sforzi d’immaginazione facesse, non trovava un senso a quell’inerzia che gli aveva riservato il destino, non sapeva né come né perché ma sperava che qualcosa cambiasse, magari che ‘n incontro inatteso finalmente accendesse il suo esserci. Quella noia, quell’immobilità lo snervavano, ma quando ormai pensava che il suo futuro era irrimediabilmente diretto verso ‘na pressa compattatrice, l’incontro inatteso arrivò.
Uggio – si chiamava così, che ci poteva fa’? – pendolando settimanalmente tra il suo piccolo paese e la grande città, da qualche mese aveva conosciuto Aglio – si chiamava così, che ci poteva fa’? –, un suo coetaneo, compaesano e collega di studi. Uggio e Aglio si raccontavano un sacco di cose: il primo parlava sempre di musica («I Nirvana so’ immensi», «Ma và, so’ solo un prodotto da vendere»), il secondo sempre di pallavolo («Zorzi e Lucchetta so’ degli schiacciasassi», «Ma dai, so’ solo degli zotici palestrati»). Mondi distanti e inconciliabili? No, era solo apparenza. Infatti dietro c’era condivisione, c’era voglia di comunità: stavano formando un gruppo rock o ‘na squadra di volley (fate voi, tanto non s’è mai capito), stavano diventando amici. Quell’estate se l’organizzarono in maniera da non perderne neanche un minuto: la mattina s’incontravano sul balcone a casa d’uno dei due pe’ studiare ‘n esame settembrino, il pomeriggio andavano in spiaggia a fa’ tuffi acrobatici, e la sera gironzolavano in piazza appresso a quelle due che non li guardavano neppure.
Alla fine di quella bell’estate calda e gioiosa Aglio festeggiava il suo compleanno, uno di quelli epocali e preoccupanti. Infatti non smetteva di ripetere: «Ti rendi conto, lascio la decina ed entro nella ventina… cacchio, sto invecchiando!», «Beh, non so se può consolarti, ma tra un mese mi toccherà la stessa cosa», rispondeva Uggio. La loro era ‘n’amicizia piuttosto esclusiva, ancora non erano entrati nel giro di conoscenze dell’altro, proprio pe’ questo l’invito di Aglio inorgogliva Uggio, ma lo preoccupava pure un po’: non conosceva nessuno della cerchia dell’amico, tutti tipi in forma, giocolieri col pallone, sciolti con le ragazze… insomma, non parlavano la stessa lingua, dunque come poteva partecipare alla colletta che questi avevano organizzato pe’ fa’ ‘n unico grande regalo? Semplice, non poteva. Fu allora che Uggio, girovagando pe’ negozi alla ricerca di ‘n’idea, incontrò il piccolo Braun, l’asciugacapelli…
La sera della festa, tra risate e allegria, Aglio scartava pacchetti da cui uscivano oggetti stupendi: delle scarpe da ginnastica hi-tec, ‘na tuta supercolorata, un costume da bagno idrorepellente, degli occhiali da sole aerodinamici… fin quando ne uscì uno che provocò ‘na risata strozzata, una di quelle che si portano dietro un paio d’interminabili secondi di silenzio assordante in cui si capisce tutto, e l’unica soluzione sarebbe quella di mettere indietro il nastro… «Grazie Uggio, è un regalo… interessante… mi sarà utile», disse Aglio passandosi l’asciugacapelli da ‘na mano all’altra. «So’ contento che ti piaccia… ho pensato che potrà esserti comodo quando andrai a vivere nella grande città», rispose Uggio in bilico tra la tentazione di disintegrarsi e quella d’evidenziare pregi e motivazioni del suo regalo.
L’unico a non avvertire l’attimo d’imbarazzo fu il piccolo Braun, lui aspettava da chissà quanto tempo quel momento di riscatto in cui essere al centro dell’attenzione e dimostrare la propria esistenza. Quella sera era finalmente ‘n asciugacapelli felice: era sceso dal suo scaffale impolverato, era uscito dalla sua gabbia, era andato pe’ strada, aveva sentito cantare, aveva scoperto che non tutti gli esseri umani rapiscono e abbandonano gli asciugacapelli, ma che alcuni li considerano delle preziosità da donare agli amici. Era felice, sapeva che da quel momento si sarebbe acceso alla vita.
Tornato a casa, quella sera di fin’estate, Aglio era stremato ma euforico. Era tardi, eppure aveva ‘na gran voglia d’indossare la tuta nuova e di provare le scarpe che gli avevano regalato. Prima, però, doveva riprendersi un po’, allora ripose tutti i doni su un tavolo e andò a farsi ‘na doccia. La prima cosa che provò, dunque, fu l’asciugacapelli… Il piccolo Braun interpretò quel gesto come un privilegio personale: lui era stato il primo tra tutti i regali, non lo avrebbe mai dimenticato!
E in effetti quell’asciugacapelli riuscì sempre a trovare un posto nello zaino del suo nuovo padrone, divenendone il suo più fedele compagno di viaggio. A quell’epoca nessuno lo poteva immaginare – nemmeno Uggio che glielo aveva regalato per l’appartamento nuovo nella grande città – eppure da allora il piccolo Braun seguì Aglio in ogni angolo del pianeta: da Berlino a Marrakech, da New York a Londra, da Caracas a Maranello… e la lista potrebbe continuare a lungo.
Adesso Aglio e Uggio si vedono poco, ma anche se vivono in posti lontani e si occupano di cose diverse so’ ancora un gruppo rock (o ‘na squadra di volley, fate voi…). Quando s’incontrano parlano per ore: della tipa che se n’è andata senza un perché o con un milione di buone ragioni, del mondo che è troppo piccolo ma che comunque non riusciranno mai a vedere tutto, del distacco dalle cose materiali e del valore di un piccolo asciugacapelli discreto, silenzioso ed elegante che forse non pensa e non parla, ma che sicuramente non è solo ‘n elettrodomestico.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a Aglio, Uggio e il piccolo Braun

  1. profumovaniglia ha detto:

    Delizioso 🙂
    A breve servirà anche a me un asciugacapelli…

    Mh..no, non si chiama braun, si chiama Termozeta..

    un saluto phonico

    AeLiS

  2. LAfricanA ha detto:

    ..il piccolo Braun continua ad uscire dalla gabbia, ad andare per strada, a sentir cantare!

    Ci sei comunque tu,
    poco importa il resto!

  3. anonimo ha detto:

    ..passa il tempo (sono ormai 12 anni!!), passano i luoghi visitati ma quel piccolo Braun resta. Se potesse parlare quante ne direbbe..Adesso è saggio, mi conosce, sa quando il capello deve essere asciugato con attenzione e quando può tentare pettinature innovative..Quel piccolo Braun è immenso, immenso per tante ragioni.

    Aglio

  4. ggugg ha detto:

    Facile sul tetto della BBC al centro di Londra! Tzè! Gli U2 saranno veramente leggendari quando verranno sul mio terrazzo a Villazzano e suoneranno “The fly”, vero Aglio?
    Oh, comunque per ora vanno bene pure così, eh!

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