Il senso dei luoghi

Ne “Le mura di Gerusalemme” di Alain Elkann c’è un passaggio che ad ogni lettura mi rinnova delle sensazioni provate qualche anno fa in quella straordinaria città:
– «Dov’è Dio a Gerusalemme?»
– «Nelle pietre. E’ come se ogni pietra fosse un pezzo della presenza di Dio».

Adoro quest’immagine, è come se parlasse di “armonia cosmica”… Ma mi rendo conto che può essere letta anche in maniera molto diversa: se Dio è nelle pietre, allora una pietra vale l’altra… E se ci penso bene, anche quest’interpretazione è molto interessante: ha qualcosa del “distacco zen”… Ok, non è il mio campo e lascio perdere…

Questa seconda versione, però, è certamente falsa per la nostra cultura (dotta o popolare che sia). Qualsiasi luogo – e a maggior ragione un luogo sacro – non è semplicemente un punto sulla superficie terrestre, ma al contrario è uno spazio caratterizzato da qualcosa di intangibile fatto di esperienze e memorie, sentimenti e significati. Dice Marc Augé: «è al tempo stesso ciò che esprime l’identità del gruppo e ciò che il gruppo deve difendere contro le minacce esterne e interne perché il linguaggio dell’identità conservi un senso» (da: “Nonluoghi”, 1993).
A Villazzano di Massa Lubrense (Napoli) c’è una cappella dedicata a San Michele Arcangelo abbandonata da quattro anni per motivi piuttosto oscuri (è umida, è pericolante, è lontana…). Vi si celebrava un’unica messa annuale in occasione della festa (il 29 settembre… domani), che però adesso è stata spostata nella chiesa parrocchiale principale (tanto Dio è ovunque…). In effetti le condizioni strutturali della chiesetta sono piuttosto precarie, ma decisamente recuperabili con un intervento di consolidamento (annunciato più volte e da più parti, ma mai attuato). Quel che più mi preoccupa, tuttavia, è il fatto che da anni la popolazione abbia perso il contatto con quel piccolo tempio, fulcro di un rione rurale costituito da case sparse piuttosto distanti tra loro. Sempre Marc Augé dice: «un simbolo non è semplicemente simbolo di qualcosa. E’ tra le cose o tra gli esseri o tra gli esseri e le cose: li collega e li riunisce» (da: “Disneyland e altri nonluoghi”, 1999).
Il problema, dunque, non è (soltanto) religioso e architettonico (che, comunque, non sono miei ambiti), ma culturale: mancando ogni occasione per “vivere” collettivamente quel luogo, il pericolo è che si crei uno sradicamento che porti alla mancanza di affezione verso il territorio, ovvero la prima causa del degrado (ampiamente inteso).
Nel suo ultimo libro (lo splendido “Il senso dei luoghi” (2004), da cui ho preso in prestito il titolo di questo post), Vito Teti scrive: «Le nostre sensazioni, le nostre percezioni, la nostra memoria, la nostra vita non possono che essere raccontate e rappresentate rispetto a un luogo. Noi siamo il nostro luogo, i nostri luoghi: tutti i luoghi, reali o immaginari, che abbiamo vissuto, accettato, scartato, combinato, rimosso inventato. Noi siamo anche il rapporto che abbiamo saputo e voluto stabilire con i luoghi».
Per queste ragioni, con alcuni amici, sabato 1° ottobre faremo una passeggiata fino alla cappella (saranno 5 minuti di cammino…). L’appuntamento è per le ore 17 al parcheggio dell’hotel “Concazzurra”. Sono benvenute poesie, canzoni e – perché no – anche preghiere!

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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6 risposte a Il senso dei luoghi

  1. floreana2 ha detto:

    Bellissime le parole di Teti: il luogo i luoghi, del singolare e dell’universale. Il luogo /ghi come identità naturale e identità culturale. Il senso del luogo/ghi è forse, quello di riuscire a non tenere separate queste due identità. La sensazione
    di”estraneità“,personalmente l’ho vissuta, quando, ho agìto questa separazione.

    un caro saluto

  2. LAfricanA ha detto:

    pezzetti di noi e della nostra vita,
    sono legati ad un luogo, anzi
    ..sono un luogo.
    Sia stata una notte, un’ora, o gran parte del nostro tempo, l’importanza è incomparabile perchè è sempre la stessa.
    Sia la chiesetta dove andavo da bambina,
    sia la chiesetta che non ho mai conosciuto,
    la prima da ricordare,
    ma la seconda pure,
    entrambe da vivere,
    perchè continuino a vivere,
    e con esse i volti, le risate, le preghiere,le suppliche,le leggende,le storie,
    la nostra storia!!

  3. burundi ha detto:

    ECCO COME E’ ANDATA

    Eravamo 25. Ed io sono contento. Molti altri, impossibilitati a venire, mi hanno scritto di considerarli della comitiva. (Sì, c’eravate anche voi).
    Una giornata magnifica: sole e sorrisi, tre bimbe di 1-2-4 anni e tre signore di 80, dei fiori sul portone e un momento di raccoglimento per chi voleva pregare, alcuni cenni storici sulla chiesetta e dolcini al limone per tutti.
    Una bella passeggiata, lontano dalle auto, tra gli ulivi curati dai contadini cingalesi del nuovo proprietario terriero e i racconti di chi aveva vissuto i tempi in cui c’era la processione, la banda e l’angelo sospeso tra gli alberi…

  4. burundi ha detto:

    AGGIORNAMENTO
    Non riesco proprio a trattenere la notizia… l’ho saputa stamattina, ma ho resistito solo un pomeriggio… Insomma, devo urlarla! Eccola: mercoledì scorso il parroco di Massa Lubrense ha annunciato che il prossimo 24 ottobre ci sarà una riunione in cui discutere della cappella di San Michele a Villazzano… Sono euforico! Forse qualcosa si muove…

  5. anonimo ha detto:

    Chissà dove sei andata. Chissà perché mi hai aspettato. Chissà perché tutto.
    Ma grazie. Semplicemente grazie per qualsiasi cosa.
    Grazie per avermi preso in braccio, per avermi cullato, per avermi amato, per avermi spronato, per avermi ammirato, per avermi insegnato, per avermi mostrato.
    Grazie per quell’ultimo “ti voglio bene” di stasera. Grazie, anche se mi viene da piangere.
    Mia dolce Teresina, so che ti troverò sempre abbascio San Michele, ma so anche che mi mancherai.
    Gianni

  6. anonimo ha detto:

    E mancherà anche a me.
    P.

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