Segni e simboli del nuovo Burundi

Nei momenti di crisi, in società, ciò che viene meno è la mediazione, e ciò che trionfa è la violenza, la solitudine. In Burundi il puro rapporto di forza ha dominato per oltre un decennio, poi grazie all’Unione Africana e all’ONU pian piano la mediazione è riuscita a farsi nuovamente spazio. Il profeta di questo ritorno del simbolico sul fatto bruto, cioè colui che ha annunciato la possibilità di un rinnovamento, è stato Nelson Mandela con gli Accordi di Arusha.
Qualche giorno fa (il 26 agosto, e poi il 1° settembre) a Bujumbura ci sono stati due "riti", cioè due occasioni in cui si è manifestato il simbolico (dunque la mediazione): prima la cerimonia d’investitura del nuovo Presidente della Repubblica Pierre Nkurunziza, poi quella dei 20 ministri del Governo.
Marc Augé dice: "Il rito interviene nei momenti di passaggio, ma ogni rito, di fatto, consacra un passaggio: da un’età all’altra, da uno stato o uno statuto all’altro, dalla vita alla morte, da una stagione all’altra ecc. E’ come se gli uomini, non potendo mai essere certi di ciò che accadrà in seguito, si sforzassero sempre di ritualizzare la necessità di tale continuità".
Nei riti (che dunque non sono solo religiosi, ma anche politici e militari… insomma, laici), i gesti sono accompagnati dal pronunciamento di formule e dalla manipolazione di oggetti.
La formula pronunciata dai membri della nuova classe dirigente burundese è stata questa: «Giuro fedeltà alla Carta dell’Unità Nazionale, alla Costituzione della Repubblica del Burundi e alla Legge… Mi impegno a lottare con tutte le mie forze per il benessere dei Burundesi, la pace e la giustizia per tutti […]. Mi impegno a lottare contro le idee divisioniste e genocidiarie da qualsiasi parte esse vengano, a promuovere i diritti della persona umana e a salvaguardare le frontiere e l’indipendenza nazionale».
Invece i simboli del potere che sono passati (fisicamente) dalle mani dell’ex-Presidente Domitien Ndayizeye a quelle di Nkurunziza sono stati i seguenti: la bandiera nazionale, la Carta dell’Unità nazionale, la nuova Costituzione, l’emblema della Repubblica (uno scudo con la testa di un leone e tre lance incrociate) e il bastone di comando.
Quel che mi piace dei riti è il senso sociale che ne è condizione essenziale: il rito è sempre relazionale, è un luogo e un momento in cui non c’è posto per le appartenenze particolari.
Mi auguro che i nuovi dirigenti burundesi sappiano tener fede alle parole che hanno pronunciato e che siano buoni custodi dei simboli ricevuti dai loro predecessori: mi auguro, dunque, che quei riti abbiano realmente celebrato un passaggio nella storia del Paese.

Annunci

Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
Questa voce è stata pubblicata in burundi. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Segni e simboli del nuovo Burundi

  1. floreana2 ha detto:

    I riti come ri-appropriazione di identità in un paese come il burundi,martoriato dai conflitti colonialistici prima e intraetnici dopo.
    Un paese che scegliendo la via della pace, potrebbe costituire una svolta ed un esempio per i paesi vicini, come il ruanda ed il congo, martoriati anch’essi dai conflitti etnici.
    auguriamocelo

  2. ggugg ha detto:

    DALLA BOLIVIA:

    EVO MORALES E GLI OGGETTI RITUALI DEL SUO INSEDIAMENTO

    Evo Morales indosserà domenica prossima, durante la cerimonia per il suo insediamento a nuovo presidente della Bolivia, che si terrà tra i millenari ruderi di Tihuanacu, un mantello unico, che dopo 10 secoli tornerà, per la prima volta, ad essere indossato e utilizzato. Si tratta di un capo di abbigliamento dal periodo imperiale di Tihuanacu e che è stato custodito fino ad oggi esclusivamente dalla dinastia dei sacerdoti dell’Inti (sole). Il mantello (unku) contiene simboli numerici, cosmici, figure di anaconda e condor, che simbolizzano l’unità fra l’oriente e l’occidente. Il presidente riceverà anche un “bacolo” , un bastone ornato di teste di condor, ornamenti in oro cerimoniale proveniente da Consata (La Paz), basalto dell’Illimani, intarsi di argento puro da Potosì, bronzo da Oruro e rame da Corocoro. Secondo il giornale La Razón, il gioiello sarà consegnato in un prezioso astuccio in legno di noce, dell’est del paese. “Queste figure – ha affermato l’architetto Jorge Miranda – significano che Evo Morales sarà il presidente delle 36 nazionalità del Paese, nonché dell’oriente e dell’occidente”. Il dirigente indigeno indosserà anche un cappello (chucu) a quattro punte, simbolo delle quattro regioni del Paese.

    Fonte: http://www.misna.org (notizia del 21/1/2006 h8.29)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...