Sant’Elia, un Altrove dietro casa

Carissimi, il Taccuino è stato fermo per un po’, come avete visto. Ma non sono stato fermo io. Ho fatto alcune belle passeggiate tra Lentiscosa e Punta degli Infreschi, ad esempio… O un po’ di letture tra l’emotivo e lo scientifico sui paesi abbandonati della Calabria… Oppure, e qui voglio arrivare, un magnifico ritorno a Sant’Elia… oggi!
Come molti di voi sanno, Punta Sant’Elia in Penisola Sorrentina per me è il luogo dell’anima, è il posto più carico di senso che mi sia capitato di percorrere: è l’Ultima Thule, come scrisse Norman Douglas… Lì si sono succeduti centinaia di anni di fatica, di eremitaggio, di fughe, di superstizioni, di attese.
Vi mancavo da due anni. E anche oggi, come ogni volta, ho avvertito la presenza di monaci basiliani, tonnaroti, contadini, corsari, contrabbandieri, banditi, disertori, quagliatori, falciatori di fieno, arrampicatori, munacielli, calcaroti, pecorai, portatori, briganti, cacciatori di tesori nascosti, costruttori di muretti a secco, battitori di lapillo, levatrici che corrono nel cuore della notte per far nascere il piccolo Michele, preti e chierichetti che accompagnano salme trasportate a mò di spiedo, asini che si rifiutano di proseguire a causa della verticalità del sentiero…
Sant’Elia è un Altrove, una vera è propria alterità rispetto all’universo che la circonda. Come scrissi un paio d’anni fa, "tempo, spazio e individuo lì non possiedono le caratteristiche surmoderne che invece definiscono il mondo contemporaneo e le sue trasformazioni accelerate, le quali – secondo Marc Augé – si innescano attraverso una modalità essenziale: l’eccesso".
Con alcuni amici, da Torca, oggi ho impiegato circa tre ore… E come è successo anche agli altri, ho graffi di rovi e sterpaglie su braccia e gambe, il pantalone mi si è stracciato, lo zaino s’è riempito di bacche e foglie… Magari vi farà sorridere, ma ne sono orgoglioso. Raggiungere Punta Sant’Elia è una "conquista", lo è sempre stato: nei Registri parrocchiali dei Defunti sette-ottocenteschi di Torca e di Trasaella, ad esempio, è frequente imbattersi in qualcuno "morto dirupato a mare nelle montagne di Sant’Elia". Eppure, nella parte alta del territorio, in zona Vetàvole, il "mana"di questi luoghi è stato cancellato: hanno vomitato una strada in cemento per raggiungere un osceno abuso edilizio che avevo già fotografato (ancora embrione) alcuni anni fa. Ora la barbarie è compiuta.
Sarò ripetitivo e noioso, ma il primo aiuto, il primo salvataggio è nella conoscenza, nella divulgazione. Nelle politiche ambientali non sono uno di quelli che credono cecamente a vincoli e divieti, soprattutto quando questi sono imposti dall’alto, piuttosto sono convinto che il territorio possa essere protetto e promosso solo se lo si conosce e lo si frequenta, solo se non lo si abbandona.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Sant’Elia, un Altrove dietro casa

  1. anonimo ha detto:

    S.Elia è S.Elia.
    E’ un posto dove ognuno può trovare un pò di quello che cerca o scoprirsi ancora appassionato alla ricerca del bello che c’è.

    Si nasce, si rinasce mille volte in pochi minuti trascorsi lì, su quelle roccie al confine tra il mare e la terra.
    Hai ragione tu, Gianni, S.Elia è il posto dell’anima.
    guglielmo

  2. anonimo ha detto:

    percorrere quel sentiero è stato come entrare in una macchina del tempo e respirare l’aria dei secoli passati.

  3. Pingback: I ruderi di Briatico vecchia. Quarta tappa | il Taccuino dell'Altrove

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