Risveglio

burundi 2005Il vento dev’essere andato in vacanza, non si muove nulla. Ho dormito con le finestre aperte, ma è servito a poco. Meglio alzarsi, anche se sono ancora le 6. Mi affaccio. Lì di fronte, Capri sonnecchia immersa tra morbidi strati di foschia. E’ come una di quelle mattine trascorse passeggiando sul bagnasciuga del Tanganyika, mentre al di là del lago le montagne del Congo lentamente riaprivano gli occhi. Era tutto così calmo e sereno che sembrava che la guerra non ci fosse più, che ne fosse sparita anche l’idea.
La sera prima spari, colpi veri, di quelli che entrano nella carne e la squarciano, portandone via la vita. Il mattino dopo pace, quella che ti allarga il sorriso mentre la luce si distende lungo le colline e il mondo torna a muoversi.
L’alba è uguale, forse è uguale dappertutto.
Il modo di sgranchirsi e ricominciare, invece, è diverso. Qui a Villazzano è un crescendo, dal pianissimo al fortissimo: prima qualche rara auto, generalmente lenta, quasi discreta, a cui seguono sciami di motorini saettanti, fastidiosi come le zanzare nel buio, poi – puntuale – la corriera della Sita che suona il clacson bitonale immaginando di percorrere tornanti dolomitici, quindi – finalmente – la rumorosa sinfonia che mi accompagna lungo tutta la giornata. In Burundi, invece, era un allegro con brio che attaccava in levare: alle 6 si apriva il barrage di Gatumba ed era come sulla linea dello start di una maratona, quando si vede sgomitare un sacco di gente per conquistare le prime posizioni: ad un certo punto sentivi clacson ed accelerate incomprensibili e capivi che in quel momento Bujumbura ricominciava la sua giornata di pulmini zeppi di gente (in 18 posti non ho mai visto meno di 30 passeggeri), di velocissimi taxi col parabrezza lesionato e la maniglia bloccata (per uscire, quindi, c’era da abbassare il finestrino e aprire dall’esterno), di biciclette cariche di caschi di banane, di persone che trasportano travi di legno o enormi fasci d’erba in equilibrio sulla testa, di mandrie di vacche indifferenti, dalle ampie splendide corna, che ciondolano lungo la strada.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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Una risposta a Risveglio

  1. anonimo ha detto:

    …di operai che cominciano lenti e canticchianti il lavoro,
    …delle loro donne che preparano da mangiare sul ciglio della strada,
    ..dei bimbi che si lavano nelle acque di quel grande lago,
    ..di militari caricati su di un camion diretti chissà dove
    ricordi
    ricordi
    ricordi
    ed immagini vivide e dense di malinconia.

    Mi emoziono dinanzi
    a questa quotidianità,
    ripenso a curiosità lasciate addormentate
    a sguardi riflessi nei miei occhi,
    al ricordo di te in quel luogo,

    Ritorna ogni parola condivisa con te,
    ogni foto,
    ogni passo,
    ogni “lo sapevi che..”
    ogni dolce scoperta,

    E’ tutto così nuovo
    e così presente rivissuto con i tuoi occhi!

    Grazie,
    per avermi fatto nuovamente emozionare!
    Ti voglio un mare di bene,
    PK

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