Murakoze barundikazi (Grazie burundesi)

burundi 2005Viviamo la vita come se fosse una prima teatrale, mentre invece è solo la prova generale di una rappresentazione ufficiale che non ci sarà mai. Viviamo come se conoscessimo perfettamente la parte da recitare, anche se in realtà il nostro copione è un working-progress. Insomma, improvvisiamo, nonostante qualcuno abbia la fortuna di poggiare sulle spalle di giganti.
Quel che è sorprendente, come evidenzia Franco La Cecla nei suoi libri di ”antropologia del quotidiano”, è la spavalderia, l’ostentata sicurezza con cui gli esseri umani (tutti? sempre? questo non lo so…) affrontano ogni nuovo giorno che, appunto, è nuovo per tutti.
Viaggio da tanti anni, e sempre per imparare qualcosa da portare a casa. Ma ogni viaggio è un’esperienza nuova, qualcosa di mai vissuto prima.
Il mio viaggio burundese (se volete, in qualche misura, il nostro viaggio) volge al termine. Domani si vola, ma oggi penso ai giorni passati. E penso che siano stati un test per tante cose: per guardarmi dentro, per osservare una fetta di mondo generalmente al buio, e anche per capire alcuni rapporti umani (vicini e lontani). Se si è sicuri della natura di ciò che si vede, questa non dovrebbe cambiare se muta la prospettiva, giusto? Invece la natura di alcune cose che vedo ora è cambiata durante questi 40 giorni africani.
Credo profondamente nelle parole di Italo Calvino che citavo nel primo post di questa avventura, quelle che invitano a difendere ”chi e cosa, in mezzo all’inferno, non e’ inferno”. Ma per farlo ci vuole impegno, spirito critico, consapevolezza, serietà. Ci vuole capacità di osservazione. E magari anche un po’ d’amore.
Mi piace riprendere quelle parole ora, in chiusura. Mi hanno accompagnato e aiutato. Mi fanno essere lungimirante.
In mezzo all’inferno che ho visto quotidianamente ho conosciuto persone che inferno non sono. Non so se le rivedrò, ma so che difenderò il ricordo che ho di loro dall’oblio e dall’effimero.
In mezzo alle enormi difficoltà di questo Paese in cui non c’è servizio postale, e in cui fuori dalla capitale esistono solo 4 o 5 strade asfaltate (e nonostante ciò, quelle di Bujumbura dovreste vederle… e sentirle…), ho vissuto emozioni semplici e semplicemente indimenticabili, come quella di parlare in radio o di prendere un autobus stracolmo (e i più sorpresi erano i locali…). Tra gli incredibili paradossi di un Paese in cui per mantenere la pace e favorire la democrazia l’Onu ha chiamato (tra gli altri) i militari del Pakistan (retto dal golpista Musharaf…), ho conosciuto realtà di sorrisi, pazienza e cortesia, come traspare dal volto di Claudio Marano del CJK o da quello fiero e rivoluzionariamente guevariano di Christian (giornalista dalla parte degli ultimi).
Vivere in questo Paese è stato un privilegio. Ma ora ho voglia di tornare a casa. E ho voglia di acqua salata…
Grazie di avermi seguito. Al prossimo Altrove. Giogg

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Murakoze barundikazi (Grazie burundesi)

  1. giogg ha detto:

    Beppe se n’è andato oggi.
    Era un matto. A volte era insistente, qualche altra irascibile, sempre spregiudicato.
    Però era buono e sognatore. Detta semplicemente, era uno che voleva un mondo meglio di così. E ci provava davvero.
    Tuttavia, non sbraitava. Le sue idee le portava avanti con tutto se stesso. Progettava, realizzava, faceva incontrare le persone…
    Non era facile stargli accanto, ma è proprio di gente come lui che spesso ha bisogno il mondo.

    La mia Africa è legata a lui. E mi mancherà.

  2. stratosfera ha detto:

    va che mi fa commuovere pure a”distanza”passo e chiudo..baci

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