Mwaramutse! Buongiorno!

burundi 2005Carissimi, qui Gitega, cuore geografico del Burundi, a pochi km dalle leggendarie Sorgenti del Nilo.
Stamattina mi sono svegliato col sole in faccia: la mia stanza d’hotel è orientata ad est e in pochi minuti, alle 6:00, mi sono sentito illuminare: il giorno più lungo è passato.
Guardo i miei abiti rossicci, le mie scarpe che due giorni fa erano bianche… guardo le mie mani e mi sembrano più scure. Forse l’Africa mi sta cambiando: ho respirato troppa terra rossa per essere ancora quello di prima.
L’intensità di vita di questi giorni è stata tale che sbrogliare la matassa emotiva è difficile.
Ho monitorato le elezioni legislative di un Paese dalla storia moderna caratterizzata da cicli di indescrivibile violenza di massa (l’ONU stima 300000 morti nei soli anni ’90), dalla fragilità delle sue istituzioni, dalla distruzione delle sue infrastrutture di base, dai 100 miseri dollari di reddito pro-capite annui, dalle violazioni gravi e ripetute dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale umanitario. Ho assistito alle votazioni e allo spoglio di queste attese (ma anche contestate e, da qualcuno, minacciate) elezioni burundesi… Mi domando: “Sono un pazzo?“… Probabilmente si… but I’m not the only one
Ci sarebbe molto da discutere sull’organizzazione di queste elezioni, su un censimento che per qualcuno ignora centinaia di migliaia di persone, su delle candidature politiche che puzzano di genocidio, sull’affidabilità di un intricato sistema di votazione e di uno spoglio fatto a lume di candela.
Ma ci sarebbe da discutere anche sulla reale efficacia della Missione di Osservazione Elettorale dell’Unione Europea, cioè non sulla bontà dei suoi principi, ma sull’impossibilità di essere capillari e costantemente presenti in tutti i villaggi di un territorio disseminato di colline collegate da incredibili strade sterrate.
Resta la straordinaria esperienza che ho vissuto:

  • dalla somministrazione di ansia (spacciata per “meglio prepararsi al peggio“) da parte dell’intelligence dell’ONUB, all’eventualità di un’immediata evacuazione dal Paese di noi osservatori internazionali al minimo cenno di violenza;
  • dalla partenza per le rispettive aree di osservazione nel buio delle 5 di mattina superando un barrage del coprifuoco notturno, al chiarore dei primi raggi del sole con già decine di persone pazientemente in fila davanti ai seggi;
  • dallo spettacolo degli sgargianti colori degli abiti delle donne, alla dignità delle lerce giacche di seconda mano degli uomini;
  • dagli onori ricevuti dai presidenti di seggio, ai sorrisi dei bambini e alla compostezza degli elettori;
  • dalla bellezza del paesaggio rurale con rettangoli variopinti coltivati a valle, bananeti sulle pendici e casette rosse col tetto di paglia, al dolore di decine di case distrutte, incendiate e abbandonate a causa della guerra;
  • dal toccante racconto di Majidi (l’autista del mio team) che con noi è tornato a Mutaho, suo villaggio natale, dopo 11 anni rivedendo le rovine della sua casa e la carcassa della sua auto, all’orrore rappresentato dal monumento di Kibimba nella cui scuola elementare il 21 ottobre 1993 furono massacrati 150 bambini…

Scusate la fredda elencazione (tra l’altro ampiamente incompleta)… come potete immaginare avrei da scrivere un post su ognuno di questi punti, ma adesso mi è impossibile e sono costretto a trasmettervi solo delle suggestioni… e spero, nonostante la confusione, di riuscirci.
Alle 13 riparto per Bujumbura, ho una gran voglia della mia ormai celebre vasca da bagno con la musica di Radio Isanganiro in sottofondo.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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4 risposte a Mwaramutse! Buongiorno!

  1. anonimo ha detto:

    Bentornato
    Pasq

  2. anonimo ha detto:

    E’ emozionante leggerti Giò! Sono ansiosa di ascoltare i tuoi racconti dal vivo, altro che il nostro amico Gruz. Sono stata in una spiaggia deserta nel Cilento, dietro di me le montagne, avanti a me l’infinito, l’acqua chiara e limpida, la solitudine, il silenzio e la contemplazione. Ho pensato ai tuoi racconti. So che ti troverò cambiato e arricchito. Non vedo l’ora di abbracciarti!!! Stai attento, cogli tutto il coglibile e non saltare troppi pasti..
    Ti stringo.

    Gemma

  3. anonimo ha detto:

    Sollevata di saperti di nuovo alla base… Continua così fino alla fine di questa esperienza emozionante caro Giogg.
    A.

  4. anonimo ha detto:

    Le elezioni in Burundi,
    una vittoria dei burundesi o della comunità internazionale?
    Sicuramente di entrambi,
    una vittoria?
    Bella domanda!!
    Sicuramente un inizio,
    un inizio del Burundi di domani,
    e di oggi?
    Oggi il Burundi non ha ancora dimenticato,
    non ha dimenticato ed ha sete di giustizia,
    qualcuno chiede che i colpevoli paghino,
    qualcuno che non è andato a votare,
    qualcuno che incontra ogni giorno l’assassino della sua famiglia che gli chiede “come va?”
    qualcuno che viene ancora arrestato se osa manifestare pacificamente.

    Le elezioni in Burundi,
    una giornata indimenticabile,
    un pezzo di storia sicuramente felice,
    felice perché l’affluenza alle urne è stata alta,
    felice perché tutti i votanti hanno espresso la loro opinione,
    felice perché tutto è filato liscio come l’olio,
    contrariamente alle aspettative,
    felice perché il partito candidato alla vittoria non si dichiara né tutsi né hutu
    ma burundese,
    un passo avanti verso l’unità nazionale.

    L’importanza di questo 4 luglio è incommensurabile,
    e copre i dettagli di ciò che ancora non va come dovrebbe,
    in un paese dove i dettagli trascurati si accumulano e dopo 12 anni diventano montagne ancora coperte di foschia,

    il Burundi è una realtà complessa e troppo a lungo trascurata ed inascoltata,

    un proverbio kirundi dice “Hayaga Abangana”
    e significa che le persone che pensano di trovarsi sullo stesso livello parlano solo tra loro,
    il popolo con il popolo,
    le alte sfere con le alte sfere,

    quante voci urlano nel silenzio?

    Dare voce a chi non ha voce – che idiozia,
    dare orecchie a chi non vuole ascoltare,
    le parole più semplici del mondo!

    Scusate per lo sfogo.

    PK

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