Parallelismi

burundi 2005Fuochi nella notte di San Giovanni… al di là del Tanganyika, nel buio della notte africana, su una montagna congolese un bagliore. Uno degli agenti di guardia all’hotel dove soggiorno mi ha detto che si trattava di un debbio, cioè di un incendio provocato dai pastori per procurarsi nuovi pascoli.
Forse è nostalgia, oppure amore profondo, oppure necessità di comparazione con qualcosa che mi è familiare, che conosco meglio: guardavo quella luce lontana e avevo davanti agli occhi secoli di storia di contadini e pastori del Sud Italia. Per un momento mi sono rivisto a Sant’Elia, avvolto da quel buio, in quel silenzio, con quel cielo stellato e il rumore delle onde.
In effetti qui in Burundi mi capita di ripensare spesso a Sant’Elia (…qualcuno ha detto “non si finisce mai di scrivere la propria tesi di laurea“… chi?)… Ogni volta che vedo i ragazzi camminare per strada a piedi scalzi e con le scarpe da ginnastica in mano per non consumare le suole mi tornano alla mente i ricordi di infanzia di Peppe Guà che le indossava solo all’ingresso della scuola. Ogni volta che vedo (e le si vede di continuo, ovunque) persone (donne, bambini, uomini, ragazzi…) che trasportano pesi in testa ripenso a quanto è duro il sentiero per Torca.
In cosa si concretizzano le differenze tra il mio mondo e quello burundese, dunque? Beh, ci sarebbe da scrivere molto (e soprattutto dovrei studiare per tanto tempo ancora questa galassia), ma credo anche nella profondità delle cose evidenti: qui il paesaggio (riecco la tesi…) è completamente diverso da quello italiano, almeno per un “iconema” che da noi manca e che qui invece è dominante: i militari col mitra in spalla. Ce ne sono ovunque.
Ma un’altra notevole differenza è anche nel commento che mi ha fatto poco fa un ragazzo:

LUI: “L’Italia è più bella del Burundi
IO: “E che ne sai, se non ci sei mai stato? Ti assicuro che anche il Burundi è molto bello
LUI: “No, non puo’ essere… L’Italia è più bella
IO: “Scusa, ma cos’è “bello”?
LUI: “In Italia ci sono i palazzi, le macchine…

Non per fare l’intellettualoide, ma mi sembra che questa risposta accompagni bene quella data a Maurice Bloch dagli Zafimaniry del Madagascar, secondo i quali la bellezza della foresta è nel fatto che “la si puo’ tagliare“.
Beh, relativismo cultural-ecologico… Che ne sanno del traffico, dell’asfalto soffocante, della mancanza di vastità per lo sguardo, dell’oppressione del grigio?
Ok, dovrei chiudere… ma voglio aggiungere ancora un altro parallelo con il mio mondo.
Le biciclette! Qui ce ne sono innumerevoli e ad ogni incrocio c’è un’officina improvvisata sul prato in cui si gonfiano ruote e si cambiano catene. Ma dov’è il parallelo, vi domanderete, visto che da noi praticamente le si utilizza solo la domenica mattina? Beh, l’accostamento che mi viene è con la “Lapa” (leggetevi il recente libro di Franco La Cecla, un’ora di lettura sorridente). Come in Sicilia e nel Sud in genere la Lapa è più che un mezzo di trasporto, cosi’ qui in Burundi la bicicletta è anche un taxi (il “taxi-vélo”… quasi più spericolati degli automobilisti), oppure un piccolo camion dove caricare di tutto (mi sono ripromesso di fare delle foto, altrimenti non ci credete cosa riescono a trasportare su due ruote traballanti), oppure sono un mezzo per comunicare… e allora vengono dipinte con tanti colori, abbellite con fiori di plastica e specchietti, arricchite con frasi tipo “God is power” e “Gusenga Imana” (cioè, “Pregate Dio”).
A proposito di fedi e religioni… qui mi sembra quasi di vedere più confessioni che a Gerusalemme. Ma di questo ne parlero’ un’altra volta.
Vi abbraccio, Giogg

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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3 risposte a Parallelismi

  1. anonimo ha detto:

    In ritardo sul solstizio, ti auguro fuochi propizi legati al tuo nome, amico mio. Stanotte ho camminato in riva al mare ed ho pensato al fatto che troppo a lungo ho scelto di non scegliere, illudendomi che in questo modo mi sarei cautelata dall’evenienza del dolore. Poi ho ripensato ad alcune delle preziose parole che ci doni da queste pagine virtuali, frammenti di vita piena, pesanti come macigni nella loro leggerezza di immagini e mi sono venuti in mente alcuni versi. Non ricordavo l’epilogo. Li ho cercati poco fa. Eccoli.
    Ti abbraccio forte.
    A.

    Con occhi di figlio

    Che io non sia un inquieto fantasma
    che segue ossessivo l’andare dei tuoi passi
    Al di là del punto in cui mi hai lasciato
    Fermo in piedi nell’erba appena spuntata
    Tu devi essere libero di prendere un sentiero
    La cui fine io non senta il bisogno di conoscere
    Né febbre affliggente di essere sicura
    Che sei andato dove io volevo andassi
    Quelli che lo facessero cingono il futuro
    Fra due muri di ben disposte pietre
    Ma segnano un cammino spettrale per se stessi
    Un arido commino per ossa polverose
    Dunque tu puoi andare senza rammarico
    Intanto da questo paese familiare
    Lasciando un tuo bacio sui miei capelli
    E tutto il futuro nelle tue mani

    Margaret Mead

  2. LAfricanA ha detto:

    Ci sono giornate e momenti che non si dimenticano…
    Tanti Auguri, Giogg

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