Ad una settimana dal nostro arrivo

burundi 2005Jambo! Ciao! Questo post è scritto a quattro mani… Ricordate il canto rituale della Setta dei Poeti Estinti ne “L’attimo fuggente”? Se non ricordiamo male faceva così: “Vidi il fiume Congo scavare con la testa e una lingua d’oro tagliare la foresta“. Beh, in questo momento della nostra vita ci troviamo nei pressi del fiume Congo e ci sentiamo molto dei “poeti estinti”. A noi sono ben chiare due figure: quella di equipe e quella di peacekeeper. Non tutti possono tutto, è per questo che ci si divide i compiti e i carichi. Siamo focalizzati sulla nostra parte del poliedro burundese: ciò vuol dire che non giriamo con la telecamera eternamente accesa e non scattiamo fotografie a qualunque esotismo. Il Burundi ci ospita da una settimana: una sola settimana, ma intensa come sei mesi. E’ intuibile che i primi giorni siano uno shock per tutti: ci si sente spaesati, impotenti e inadeguati. Ma, insieme ai nostri compagni, siamo un gruppo e la nostra forza è lavorare ad aspetti diversi di un problema complesso. Crediamo che superati i vertiginosi momenti iniziali, ora sia chiaro ad ognuno di noi qui nel Cuore dell’Africa. Contribuiamo utilizzando la nostra “cassetta degli attrezzi”, che è fatta di osservazione, ascolto, decodifica, interpretazione e trasmissione. Non crediamo alla retorica del “dare voce a chi non ha voce”, crediamo piuttosto che i burundesi abbiamo una bellissima voce e che il problema sia nelle nostre orecchie. Qui in Burundi c’è tutto il mondo, non manca nessuno: ong, istituti di ricerca, agenzie onu, croce rossa… tutti ! Ma un muzungu che gira per un mercato rionale è ancora una tale eccezione che la sua sola presenza è benedicente. Noi vogliamo aprire le nostre orecchie ai racconti di questo popolo, alle sue sofferenze passate e presenti. Crediamo sia questa la strada per comprendere le ragioni cui loro fanno risalire sia ciò che è accaduto, sia la precarietà delle attuali condizioni di vita. E’ questo il passaggio obbligato per capire di cosa hanno bisogno e come noi possiamo efficacemente aiutarli. Non è vero che “c’è bisogno di tutto”, o almeno non vogliamo cominciare avendo già la risposta. Vogliamo ascoltare queste persone, riflettere su quel che abbiamo sentito e tentare di capire cosa c’è dietro il silenzio di chi non riesce nemmeno a spiegare perché c’è stata la guerra. Vogliamo riuscire a sapere cosa comportano e a cosa sono dovute posizioni come questa: “la colpa della guerra è di chi ha studiato perché conosce i diritti e i doveri, mentre noi del “bas peuple” siamo innocenti perché non li conosciamo“. Apprezziamo molto i commenti che scrivete, le diverse interpretazioni e i consigli. Li seguiamo e li seguiremo. Ma non possiamo tacere quello che abbiamo visto e quello che continuiamo a vedere.
Giogg e Gibr

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Ad una settimana dal nostro arrivo

  1. anonimo ha detto:

    che giorni di grande scoperta ed approfondimento che state assaporando. Vivere settimane come fossero mesi è forse il fine di chi della vita ricerca il senso profondo. Pienezza del presente ed impegno, passione ed entusiasmo. Abbraccio voi ed i valori che rappresentate. Guglielmo

  2. anonimo ha detto:

    Pelle d’ebano
    ha ricamato sulle mie labbra
    profumo di viole e cioccolata
    costellazione di rugiada
    il cristallo assopito di lacrime antiche
    tesa alla notte
    il languido passaggio di un vento da nord
    estremità di quiete e stelle
    protendo l’anima verso l’altrove…
    Continuate così…
    A.

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