Tu ri abantu

burundi 2005Si, miei cari lettori, la cosa che trovo davvero interessante da osservare qui a Bujumbura è lo sguardo che mi rivolgono i burundesi, o almeno gli abitanti dei quartieri a nord della capitale, quelli più poveri, quelli più difficili. Non so come potrei riuscire a rendere l’idea di quel che succede ogni volta che semplicemente mi muovo nello spazio di queste persone, per le loro strade in terra battuta e pietre, tra le loro baracche di sassi e lamiera… Mi tornano alla mente alcune pagine di viaggiatori del Grand Tour nell’Italia meridionale ottocentesca o, soprattutto, quelle di “Cristo si è fermato a Eboli”, quando Carlo Levi descrive come le donne lucane gli porgessero i bimbi per essere toccati dal “signore” torinese, di come lo benedivano e veneravano… Ebbene, ieri sono andato con con Gina e Valeria (insieme a due animatori del CJK) nel mercato del quartiere Kamenge… Non so, come faccio a descrivere quel che ho visto? Bancarelle sgangherate di mezzo metro con tre pomodori aperti zeppi di mosche, o pesciolini del Tanganyika essiccati dall’odore penetrante, o abiti e cianfrusaglie, mestoli ricavati dalle scatolette del tonno… Ma, soprattutto, come faccio a raccontarvi quel che si prova quando bambini e ragazzi ti sfiorano continuamente il braccio senza chiedere nulla, ma solo per toccare questa mia sbiadita pelle bianca, o anche solo per essere guardati da un muzungu (un bianco, appunto)… Oppure, come faccio a mettere per iscritto cosa si prova di fronte ad una madre che ti indica ai suoi piccoli… o quando un’anziana donna dice in kirundi al mio amico-guida “oggi il mercato è benedetto perché c’è l’uomo bianco“… Come reagire a questo “potere”? O meglio, come resistervi? Non ho nessun potere, non sono una divinità, la mia presenza non è “miracolosa”, non migliora nulla, forse è solo invadente… Eppure cercano il mio sguardo, mi indicano, intorno a me sento ripetere continuamente “muzungu”… E’ per questo che oggi ho chiesto come si dice in kirundi “siamo tutti essere umani” (“tu ri abantu”, da cui il titolo di questo post). Vivo emozioni forti, ci sono sorrisi che aprono il cuore e storie che te lo maciullano… Un ragazzo oggi mi ha detto che i suoi genitori sono burundesi, ma negli anni ’80 erano fuggiti in Rwanda dove lui è nato, ma poi son fuggiti anche da li nel ’94 per andare in Congo, e da li finalmente di nuovo in Burundi… e tutto questo a piedi… Vivo emozioni forti, una dopo l’altra… come i tamburi per strada che ho ascoltato ieri pomeriggio tornando in hotel… Un brivido… Un cerchio di tamburi e suonatori acrobati instancabili… in un angolo noi appoggiati all’auto… intorno sempre più folla… Ma tutta questa gente, non ci crederete, aveva la testa rivolta a noi, ignorando lo “spettacolo”… e alla fine uno dei suonatori che è venuto a ringraziarci della nostra presenza… suonano spontaneamente in giro per il quartiere tre volte alla settimana… Forse la prossima volta faro’ una fotografia… Un bacio dal Burundi, alla prossima… G.

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Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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