Pourquoi et parce-que

burundi 2005Perché questo blog? – Beh, perché vado in Burundi e ho pensato che il mio diario di campo dovesse essere reso pubblico “in diretta”, in modo che tramite i vostri commenti e suggerimenti, io possa “aggiustare il tiro” in corso d’opera e non rischiare di fare una figura postuma piuttosto imbarazzante, alla Malinowski… quando potreste scoprire i tanti limiti della mia osservazione partecipante!
Perché vado in Burundi? – Beh, perché ho seguito un corso di peacekeeping e lo stage è stato organizzato presso il “Centre Jeunes Kamenge” di Bujumbura, capitale del Paese! (la scheda più completa sul Burundi la trovate, naturalmente, sul sito della CIA)
Perché ho seguito questo corso? – Perché… Beh, il perché lo trovate scritto a questo indirizzo del quotidiano “Il Denaro”. (L’home-page della sezione dedicata al corso, invece, è questa)
Dunque, avete letto? Siete soddisfatti delle mie motivazioni?
No? Mah… e che volete di più?
Ok, in effetti c’è un non-detto… Dovete sapere che oggi, se si ha la passione per l’antropologia culturale, non si può non fare anche un altro lavoro (e, come nel mio caso, anche più di un altro…), e a questo proposito vi cito quel che mi ha scritto
Ascanio Celestini in una bellissima e-mail personale dell’ottobre scorso:
adesso faccio l’antropologo-attore che è un mestiere che non esiste. si può fare il restauratore e lucidatore di mobili, nel senso che prima li restauri e poi li lucidi. si può fare il pittore-doratore e anche il macellaio-salumiere. ci sono i baristi-tabaccai e una volta c’erano i barbieri che facevano piccole operazioni chirurgiche. ma l’attore-antropologo è un’invenzione che fa capire quanto nel tempo presente per “fare” qualcosa bisogna per forza fare almeno “due cose” e possibilmente che non c’entrino quasi niente l’una con l’altra. nella prossima vita cercherò di fare il contadino-aviatore e invece di fare spettacoli-antropologici coltiverò le patate in aria“.
Insomma, mi trovo nelle stesse condizioni: faccio l’antropologo-peacekeeper… e sono contento di partire…
Se poi mi chiedete perché nella vita si scelga di occuparsi d’altrove e perché si sia disposti a spostarsi altrove… beh, anche qui ricorro all’opinione di qualcuno che ne sa molto più di me… Lévi-Strauss, infatti, afferma:
Spesso hanno detto – non so se sia esatto in generale ma probabilmente è vero per molti di noi – che le difficoltà di adattamento all’ambiente sociale nel quale si è nati è il motivo che spinge a diventare etnologi” (“Primitivi e civilizzati”).
E poi, in “Tristi tropici”, spiega che il viaggio (e in particolare il viaggio antropologico) è insieme metafora e condizione reale:
Che siamo venuti a fare qui? Con quali aspettative? Con quale scopo? E’ semplicemente un’inchiesta etnografica? L’esercizio normale di una professione come le altre, con la sola differenza che l’ufficio o il laboratorio sono separati dal domicilio da qualche migliaio di chilometri? O la conseguenza d’una scelta più radicale, che implica la messa in discussione del sistema nel quale si è nati e dove si è cresciuti?”.
Wow, che densità! Forse è il caso di chiudere con un po’ di levità…
Oggi è domenica. Mancano due giorni alla partenza. La profilassi antimalarica mi sta devastando il sonno. Ieri ho salutato i ragazzi del Camino, mi hanno fatto un regalo bellissimo, mi hanno commosso. In serata ho mangiato pesce alla griglia su una palafitta sul mare, l’aria era salata, la Marina Grande era magica. Il bagaglio vuoto ai piedi del letto mi dice che dovrei iniziare a riempirlo, ma non ho voglia. Per strada passano padri e figli in bicicletta, vorrei andare a fare un tuffo. Fa caldo, ma il sole è coperto. Capri, vista da Villazzano, è l’isola più bella del mondo. In giardino mi aspettano per un pranzo d’arrivederci.

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Informazioni su giogg

Studio il rapporto tra gli esseri umani e i loro luoghi, soprattutto quando si tratta di luoghi "a rischio"
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2 risposte a Pourquoi et parce-que

  1. anonimo ha detto:

    Andare per tornare… anche l’essenziale è invisibile agli occhi, diceva le petit prince… ho scovato un Britten suonato da Rostropovich tra i cd ammucchiati sullo scaffale… lo ascolto e penso ai miei tanti bagagli da preparare che hanno atteso sino all’ultim’ora di essere riempiti… non male l’idea di coltivare patate in aria… sii sereno Giogg… andrà tutto bene! Ti bacio. Mnemosyne

  2. anonimo ha detto:

    IL segreto è mescòlare.. Mescòla te alla gente del luogo che ‘vivrai’… mescòla, mescòla sempre.. Tornerai più ricco di prima! Ti voglio bene!

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